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La mossa di Generali Un’opa da 1,2 miliardi per prendere Cattolica

A neanche un anno dalla “partnership strategica” tra Generali e Cattolica, arriva l’offerta totalitaria di della prima sulla seconda, per integrarla e toglierla dalla quotazione. L’obiettivo, si legge in una nota di Generali, è «consolidare la propria posizione nel mercato italiano », diventando il primo gruppo nel ramo Danni (dove scavalca UnipolSai), e rafforzandosi nel Vita, per l’annessione di un gruppo da 3,4 milioni di clienti, 4,7 miliardi di euro di premi e circa 24 miliardi di attivi gestiti.Si tratta di una zampata da 1,18 miliardi di euro, oltre metà dei 2,3 miliardi che Generali intende investire in acquisizioni entro breve. Una mossa che è stata votata anche dai due azionisti critici Caltagirone e Del Vecchio, in un cda domenicale in cui il dossier è passato all’unanimità. Tuttavia, dietro le quinte, le posizioni tra l’ad Philippe Donnet e il secondo e terzo azionista a Trieste restano quelle della vigilia, né è detto che l’affinamento sul dossier veronese possa spostarle. Di certo non potrà peggiorarle, per chi rammenta che 11 mesi e mezzo fa, quando il dossier Cattolica fu deliberato nel cda Generali una prima volta, gli esponenti sia di Caltagirone sia di Delfin non parteciparono, ritenendo di non avere avuto le informazioni in tempo utile.Oggi è passata molta acqua sotto i ponti di Cattolica: la storica cooperativa è stata trasformata in spa, non senza qualche mal di pancia a Verona; la governance è stata modificata, sancendo la fine del “regno” del presidente Paolo Bedoni e la sua uscita; il patrimonio è stato ristorato con la prima fetta dell’aumento di capitale da 500 milioni, e i conti del primo trimestre, usciti venerdì scorso, hanno segnato un utile netto di 45 milioni, il triplo che un anno prima. Un buon risultato salutato da un eccellente rialzo in Borsa (+14,9%), che fa malignare: ancora il 25 maggio Cattolica valeva 4,98 euro, ieri ha chiuso a 6,97 euro, dopo un rialzo del 15,11% con cui scavalca i 6,75 euro dell’offerta di Generali, e che rappresentano un premio del 15,3% sulla chiusura di venerdì e del 40,5% sulla media degli ultimi mesi.Forse qualcuno sapeva: certo l’esito appena annunciato faceva parte di quelli prevedibili – e più lineari – per Generali, ieri promossa da diversi operatori e il cui titolo si è mosso poco: lo scorso giugno il concorrente triestino s’impegnò a versare 300 milioni per il 24,4% di quella che allora era la mutua delle polizze veronese, messa sotto torchio dall’Ivass vigilante perché qualche mese prima le oscillazioni dei mercati avevano depresso pericolosamente i titoli di Stato italiani in portafoglio, e di conseguenza gli indici di solidità patrimoniale. Il Leone alato ne divenne già allora primo azionista (è al 23,7% oggi), vicino alla soglia di Opa. Quella mossa servì a introdurre un presidio nella società scaligera, che anche in virtù del voto capitario non poteva essere scalata. Si disse all’epoca che l’accordo era anche una trovata di Mediobanca, advisor di Intesa Sanpaolo nella scalata a Ubi banca, per rompere il fronte dei soci riottosi, tra cu i Cattolica (all’1% di Ubi). Cosa che avvenne, e sempre Mediobanca, di Generali primo azionista al 12,9%, è con Rothschild e Bofa tra i consulenti della nuova operazione. Chi invece sta su tutt’altri fronti è Banco Bpm, che ha accordi bancassicurativi con Cattolica. In base alla revisione del 5 marzo, se l’Opa annunciata da Generali andasse a buon fine Banco Bpm avrà uno sconto di 50 milioni in caso decida di comprare le compartecipate nelle polizze. Generali stima 80 milioni di sinergie dall’integrazione, e circa 150-200 milioni per realizzarla, in un lasso di tempo che tra le varie autorizzazioni potrebbe prendere tutto il 2021. L’offerta è subordinata all’adesione di almeno il 66,7% del capitale, condizione rinunciabile se Generali raccoglierà il 50% più un’azione. Al cda di Cattolica ieri Generali ha anche chiesto di non dare esecuzione alla seconda tranche da 200 milioni di ricapitalizzazione, e di apportare all’Opa le azioni proprie (il 12%). Il gruppo guidato da Donnet ritiene che il rischio di esecuzione sia «contenuto, grazie alla partnership strategica già in corso».

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