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La mossa di Draghi spinge le Borse «Nuovi stimoli all’economia»

Non ci sono state decisioni, i tassi di interesse sono rimasti invariati al minimo storico dello 0,25% e non sono state varate misure per far fronte ai timori di deflazione. La novità, nella riunione del consiglio direttivo della Bce di ieri, è stata, ancora una volta, nelle prospettive e negli annunci. In particolare in un annuncio, quello sulla disponibilità «unanime» ad adottare anche misure non convenzionali, compreso il quantitative easing (QE)sul modello Usa, cioè l’acquisto di titoli pubblici o privati destinato ad allargare la massa monetaria in circolazione, per «affrontare efficacemente — ha spiegato il presidente Mario Draghi — i rischi di un periodo di bassa inflazione troppo prolungato» e per stimolare l’economia. I tempi dell’intervento non sono stati definiti né è stato ancora studiato «quale tipo di intervento sia più giusto per noi», ma le parole di Draghi sono state sufficienti a dare slancio al mercato, che pure si aspettava un nuovo taglio dei tassi: le Borse hanno virato in positivo con Piazza Affari in rialzo dell’1,38% a 21.992 punti, mentre sul secondario i rendimenti dei Btp decennali sono scesi al 3,25%, sui minimi dal 2005 riducendo lo spread con i Bund tedeschi di uguale durata a 165 punti sui minimi dal 2011. 
Draghi, che nel corso della conferenza stampa al termine della riunione di Francoforte ha insistito più volte sull’unanimità delle posizioni all’interno del consiglio confermando così l’apertura della Bundesbank, non si è detto comunque particolarmente preoccupato — in ogni caso non più rispetto a un mese fa — per la situazione nonostante la crescita resti «moderata» e il tasso di inflazione stia rallentando in misura più accentuata. L’incremento dello 0,5% di marzo «è stata una vera sorpresa», ha detto, rispetto alle attese. La Bce, insomma — è la sintesi del suo messaggio che ha colpito favorevolmente gli operatori di mercato —, è pronta a intervenire a tutto campo con tutte le armi a disposizione, ma ancora non ce n’è bisogno. Si vedrà nelle prossime riunioni. E al direttore generale del Fmi Christine Lagarde che, alla vigilia della riunione di Francoforte, aveva esortato l’Eurotower ad adottare ulteriori misure di allentamento monetario, ha chiesto di evitare invasioni di campo. «Recentemente il Fondo monetario è stato estremamente generoso di suggerimenti su quello che dovremmo fare. Potrebbe essere altrettanto generoso con altre istituzioni. Potrebbe, ad esempio, dare indicazioni alla Federal Reserve il giorno prima delle sue riunioni di vertice».
«La mia paura maggiore per l’economia dell’Eurozona è la prolungata stagnazione, che va oltre il previsto». Con essa «gli alti livelli di disoccupazione che si avviano a diventare strutturali e quindi molto più difficili da abbassare con misure di politica convenzionale», ha sottolineato quindi Draghi sollecitando una volta di più i governi a completare le riforme strutturali e a perseguire l’equilibrio dei conti pubblici «con misure di sostegno alla crescita». Rispondendo a una domanda sui problemi di rispetto dei vincoli di bilancio della Francia, il presidente della Bce ha osservato, senza peraltro citare alcun Paese, che «il risanamento dei conti pubblici deve basarsi su tasse più basse e, dove ci sono gli spazi, su un aumento delle spese per infrastrutture, riforme strutturali, così da risultare, anche nel medio termine, di sostegno alla crescita. Si dovrebbe però rispettare le regole concordate perché altrimenti si danneggia la fiducia».
Sulla fragilità dell’economia europea, che pure ha «ripreso a crescere», si è soffermato anche il nuovo rapporto dell’Ocse, che analizza la situazione dei vari Paesi. Sull’Italia, il peso del debito pubblico è elevato ma è «gestibile», come ha detto il segretario generale dell’organizzazione che associa i Paesi industrializzati, Ángel Gurría, il quale ha inoltre sottolineato come il governo guidato da Matteo Renzi possa beneficiare di «condizioni politiche migliori», e dunque ha auspicato che vada «avanti con le riforme».
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