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La mossa della Cancelliera per lasciare spazio alla Bce

BERLINO — Quel che non poté fare Berlino, potrebbe riuscire a Francoforte. La cancelliera Angela Merkel, ancora una volta, ha detto che «prenderà tutte le misure necessarie a proteggere l’eurozona». Eppure, è quasi impossibile che a Berlino il parlamento voti un nuovo pacchetto di salvataggio per il Sud Europa. Ogni giorno, in Germania, si moltiplicano le dichiarazioni contro nuovi aiuti. «Ci sono forti dubbi» che la Grecia resti nell’euro, ha detto il ministro dell’Economia Philipp Rösler. E il sindacalista Michael Sommer (Dgb) ha addirittura giudicato incostituzionale la politica della cancelliera sull’euro. Lo stesso ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble, simbolo dell’ala più europeista del governo, ha escluso almeno per il momento la richiesta di nuovi fondi da parte di Madrid.
Tutto questo, tuttavia, non stona con le continue dichiarazioni della cancelliera per andare avanti sulla via dell’euro. Perché — a quanto sembra — la Merkel sta a suo modo «lasciando il passo» a Francoforte e alla Bce. È una mossa economica, perché le risorse di Berlino non sono naturalmente infinite. Ed è una mossa politica, perché secondo i sondaggi solo un terzo dei tedeschi pensa che la cancelliera stia prendendo le decisioni giuste sull’euro.
Lasciando maggiore spazio nel delicato capitolo della moneta unica alla Bce, la cancelliera può concentrarsi, a un anno dalle elezioni, su questioni interne dove guadagna più consensi. E, alla fine, potrebbe anche salvare l’euro, visto che nel suo Paese gli ostacoli a una Bce interventista sembrano meno alti di quelli a nuovi pacchetti di aiuti diretti. Gli acquisti di titoli di Stato da parte di Francoforte, nelle strade e negli incontri politici, possono non piacere e far temere nuova inflazione, ma suscitano meno tensioni rispetto a una secca e diretta apertura del portafoglio nazionale.
Quando oggi il segretario al Tesoro Usa Timothy Geithner incontrerà prima Schäuble e poi Draghi, è quindi probabile che il nocciolo della discussione sia quello che può fare la Bce per l’euro, più che Berlino. Ma quali potrebbero essere le nuove misure su cui sta lavorando la Bce? Forse una sorta di «arma doppia» tra Francoforte e il fondo salva Stati Efsf, secondo il settimanale Der Spiegel. Il piano della Bce prevederebbe un’azione congiunta con il fondo: la prima tornerebbe a comprare sul mercato secondario titoli pubblici dei Paesi a rischio, e il secondo potrebbe fare la stessa cosa direttamente durante le aste. Probabilmente, a condizione che i Paesi «aiutati» si rimbocchino ancora le maniche. Il piano rischia però di scontrarsi con i banchieri centrali di diversi Paesi del Nord, al momento contrari a nuovi acquisti di titoli di Stato da parte della Bce. Soprattutto alla Bundesbank, il cui numero uno Jens Weidmann dovrebbe incontrare Draghi in settimana. In vista dell’importante riunione del consiglio direttivo della Bce di giovedì. Sono giorni caldi, tanto che il presidente dell’Eurogruppo Jean-Claude Juncker — critico verso alcune resistenze tedesche («trattano l’eurozona come una filiale») — ha detto che l’Europa è «a un punto decisivo» e «non c’è più tempo da perdere». Tutto l’Eurogruppo è pronto ad agire comprando titoli pubblici attraverso l’Efsf di concerto con la Bce, ha detto Juncker.

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