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La prima mossa del risiko Ue, le scelte di Marchionne

E’ ufficiale, la trattativa per l’acquisizione di Opel da parte di Psa è stata confermata sia dal gruppo francese che da General Motors, a cui Opel appartiene. L’accordo dovrebbe essere finalizzato a breve, un consiglio di sorveglianza di Psa verrà annunciato nei prossimi giorni per definire i dettagli dell’operazione. Se la fusione andrà in porto rivoluzionerà nuovamente il panorama del settore automobilistico. Entrambe le società hanno alle spalle una ristrutturazione dolorosa — Opel ha chiuso la fabbrica di Bochum, in Germania, e Psa quella, alla periferia di Parigi, ad Aulnay — e hanno un target di clienti omogeneo, in un’area in gran parte europea. Seguono, attualmente, tre progetti industriali in comune: la nuova Opel Zafira è prodotta in Francia, in uno stabilimento Psa, la futura C3 Picasso sarà assemblata invece in Spagna, nella fabbrica di Opel insieme ad una piccola vettura. Questa possibile convergenza è il retaggio della grande alleanza strategica che era stata annunciata nel 2012 tra General Motors e Peugeot Citroën, per essere dismessa l’anno dopo, quando gli americani avevano ceduto la loro quota del 7% del capitale della società della Grande Armée.

Carlos Tavares, divenuto nel frattempo capo di Psa, conosce molto bene i vantaggi che può apportare questo progetto, ha riportato, in meno di due anni, l’azienda al profitto, concentrandosi su un numero minore di modelli ma con maggiore reddito, e ha esperienza delle problematiche sociali ed industriali che accompagnano ogni fusione. Psa dispone di dieci impianti in Europa, di cui cinque in Francia, e ha venduto nel 2016 3,15 milioni di veicoli nel mondo con tre marchi : Peugeot, Citroën e Ds. La filiale europea di General Motors ha registrato lo scorso anno una perdita di 257 milioni di dollari da addebitare alle conseguenze dell’effetto Brexit. Senza questa influenza penalizzante e la svalutazione della sterlina, il bilancio, dopo sedici anni in rosso, sarebbe tornato positivo. Opel è passata attraverso il rilancio di modelli che hanno conseguito un buon successo, nel 2016 ha immatricolato circa 1,2 milioni di vetture, comprese quelle sotto il marchio Vauxhall, vendute in Inghilterra. Opel è assente tra i suv della fascia C, quella che consente di fare i maggiori volumi e di ottenere margini alti, i siti non lavorano a pieno regime, la loro capacità produttiva supera di poco il 60% contro la media del 70% dei concorrenti. Tutti questi fattori, con la speranza di tornare in attivo solo nel 2018, forse hanno convinto Mary Barra, il ceo di General Motors, a cedere la costola europea. Psa con questa operazione diventerebbe il secondo costruttore del Vecchio Continente dietro a Volkswagen, con oltre il 16% del mercato, scavalcando Renault. Non nasconde l’ambizione di aumentare la sua grandezza, avrebbe accesso alla tecnologia Opel, inclusa l’elettrica, e potrebbe ridurre i costi con un potere d’acquisto più favorevole verso i fornitori.

C’è chi vede in questa fusione un vantaggio anche per Fiat Chrysler che potrebbe trovare la strada spianata per chiudere l’ipotetica fusione con General Motors. Uno studio ancora acerbo, Sergio Marchionne è fermamente concentrato sulla realizzazione del suo piano industriale 2018.

Bianca Carretto

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