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La morte di Mundell, Nobel e architetto dell’euro

Pochi lo ricorderanno, ma l’architetto dell’euro fu un americano, anzi canadese, Robert Mundell, che per le sue teorie sull’”Area valutaria ottimale”, identificata appunto con l’Europa, vinse il premio Nobel nel 1999, proprio l’anno della nascita della moneta unica alla cui ideazione partecipò direttamente. Mundell amava l’Europa e soprattutto l’Italia: è scomparso il giorno di Pasqua a 88 anni nella quiete di Santa Colomba, vicino Siena, dove aveva restaurato un casale e si era ritirato con la seconda moglie, la poetessa italo-greca Valerie Natsios. Un borgo a cui dette gloria ospitando per ben dieci edizioni un prestigioso convegno economico, i cui atti venivano raccolti in volumi brossurati del Monte dei Paschi. L’idea primigenia dell’euro era precedente alla nascita del mercato comune: Mundell vi dedicò la tesi di PhD al Mit nel 1956 e per tutti gli anni successivi l’aveva sviluppata e discussa con i leader europei. Nel 1970 diventò consulente del Comitato monetario della Commissione, e nel 1972 membro del Gruppo dei Nove per l’Unione economica e monetaria. Negli anni, Mundell – che quando trascorreva dei periodi nella sua casa dell’Upper West Side a New York cenava solo nel ristorante italiano Carmine – è stato consulente del Fmi e dell’Onu, attività istituzionali che ha affiancato all’insegnamento alla Columbia e alla Chicago University. Qui divenne uno dei maestri nella teoria monetarista, senza marcarne gli eccessi ma anzi cercando una terza via più rispettosa delle esigenze dei singoli. Su un punto insisteva, e l’applicava alle sue “aree ottimali”: se c’è la moneta unica e diventano rigidi i prezzi, la mobilità del lavoro può essere un sostituto della flessibilità del cambio. Una soluzione che non è mai stata esplorata fino in fondo, eppure avrebbe probabilmente risolto parecchie tensioni in Europa.

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