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La moneta da 500 sta scomparendo

Da domenica 27 gennaio, 17 delle 19 banche nazionali della zona euro hanno smesso di emettere banconote da 500 euro. Sono destinate a sparire progressivamente. Solo le istituzioni monetarie di Germania e Austria hanno ricevuto una proroga di tre mesi per conformarsi alla regola, ufficialmente per ragioni logistiche.Il taglio di 500 euro continuerà ad avere valore legale. Chi possiede queste banconote potrà cambiarle presso le banche centrali nazionali, senza scadenza. Nel 2017 la banconota di 500 euro costituiva il 22% del valore totale di quelle in circolazione, secondo la Banca centrale europea (Bce), contro il 42% dei tagli da 50 euro. Nel 2008, il suo peso era del 35%, secondo quanto ha riportato Le Monde.

L’Istituto di Francoforte aveva approvato la fine della banconota da 500 euro al maggio 2016 perché, secondo la Bce, veniva usata nel finanziamento di attività illecite. In effetti, questi grandi tagli facilitano la circolazione di denaro sporco attraverso le frontiere e il finanziamento della criminalità organizzata. Basta una busta con 2 mila banconote da 500 euro per trasportare un milione di euro. In tagli di 20 euro servirebbero non meno di 50 mila biglietti e alcune valigie che sono meno discrete delle buste. Di fronte all’utilizzo nel finanziamento del terrorismo, i ministri delle finanze dell’area dell’euro all’inizio del 2016 avevano invitato la Bce a mettere fine alle banconote da 500 euro. Una scelta non facile come potrebbe sembrare perché a Vienna e Berlino la fine del biglietto viola ha sollevato un’ondata di petizioni online e proteste. I tedeschi sono culturalmente molto attaccati al pagamento in contanti, anche per grosse cifre, dal momento che non esiste il tetto al contante come in Italia, ad esempio. In Germania l’80% delle transazioni sono effettuate in contanti. Inoltre, anche l’Austria dovrà arrendersi di fronte al diffondersi del pagamento con la moneta digitale: in Svezia la quota di acquisti di contanti nel commercio è scesa dal 40% al 10% tra il 2010 e il 2018, secondo Le Monde.

Ettore Bianchi

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