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La mobilità anticipa la pensione

La mobilità anticipa la pensione. Se i lavoratori in esubero possono andare in pensione entro 48 mesi dal licenziamento, l’accordo di mobilità può includere il «prepensionamento Fornero». Lo precisa l’Inps nel msg n. 3088/2015. Nel msg n. 3096/2015 inoltre, l’Istituto spiega che con il passaggio da Aspi a Naspi, dal 1° maggio, è cambiato il calcolo dell’onere della contribuzione figurativa a carico del datore di lavoro: avviene sugli ultimi quattro anni (come la Naspi) e non più su due (come l’Aspi).

Uscita anticipata. Le precisazioni riguardano la via tracciata dalla riforma Fornero verso l’uscita anticipata dal lavoro dei lavoratori prossimi alla pensione (art. 4 della legge n. 92/2012). Via percorribile solo dai datori di lavoro con più di 15 dipendenti a patto che l’uscita anticipata sia massimo di quattro anni, sia frutto di un accordo sindacale e il datore di lavoro versi all’Inps l’onere della «retribuzione-pensione», inclusi i contributi figurativi, erogata ai lavoratori nel periodo di prepensionamento. Tre le ipotesi possibili di esodo: eccedenze di personale; mobilità; eccedenza di personale con qualifica di dirigente.

Esodo e mobilità. Se il prepensionamento è oggetto di accordo sindacale ex artt. 4 e 24 della legge n. 223/1991 (seconda ipotesi), spiega l’Inps, l’accordo si perfeziona nell’ambito delle procedure di mobilità senza necessità degli atti di adesione dei dipendenti interessati. Gli accordi di mobilità, spiega ancora l’Inps, sono validati esclusivamente nelle ipotesi in cui:

  • tutti i lavoratori indicati nell’accordo quali destinatari di prepensionamento posseggano i requisiti (raggiungano il diritto alla pensione entro 48 mesi dalla cessazione del lavoro);
  • l’accordo preveda una validità in presenza di un numero minimo di lavoratori per i quali sono riscontrati i requisiti, oppure indipendentemente da tale numero minimo.

L’eventuale mancata validazione è comunicata al datore di lavoro via Pec. A questo punto, le parti stipulanti l’accordo (impresa/sindacati) possono chiedere all’Inps di volere comunque procedere all’esodo per i lavoratori con i requisiti, mediante istanza da presentarsi tramite cassetto previdenziale (modello SC77).

La contribuzione dovuta. In caso di accesso al prepensionamento, come detto, il datore di lavoro deve corrispondere all’Inps la provvista finanziaria necessaria per l’erogazione ai lavoratori di una prestazione di importo pari alla pensione che spetterebbe loro al momento della risoluzione del rapporto di lavoro, nonché per l’accredito dei contributi figurativi fino alla pensione vera e propria.

L’Inps, d’accordo con il ministero del lavoro, ha previsto che tale contribuzione figurativa sia determinata con le stesse regole vigenti in materia di Aspi, ossia sulla retribuzione imponibile previdenziale degli ultimi due anni, divisa per le settimane di contribuzione e moltiplicata per 4,33. La disciplina Aspi è stata superata e sostituita, dal 1° maggio, dalla disciplina Naspi (di cui al dlgs n. 22/2015, Jobs Act), in base alla quale la contribuzione figurativa è rapportata alla retribuzione imponibile previdenziale degli ultimi quattro (anziché due) anni divisa per le settimane di contribuzione e moltiplicata per 4,33. Il nuovo criterio, precisa l’Inps, si applica alle richieste di prepensionamento presentate dal 1° maggio 2015.

Infine, l’Inps spiega che il ministero del lavoro, con nota prot. 2120/2015 ha precisato che, nei casi di prepensionamento, non si applica il massimale di cui all’art. 12 del dlgs n. 22/2015 (1,4 volte l’importo massimo mensile di Naspi, 1.300 euro nel 2015, quindi 1.820 euro).

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