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La missione: stabilizzare il gettito

di Alessandro Felicioni  

Dal prossimo anno tutte le società che realizzeranno un reddito imponibile positivo dovranno versare l'Ires; detto così sembra una ovvietà, ma, a ben vedere, è questo il principio di fondo su cui si basa il nuovo regime di deducibilità limitata delle perdite fiscali; la limitazione quantitativa e non più temporale del riporto fa sì, in sostanza, che non sia mai possibile abbattere completamente il reddito imponibile prodotto, anche in presenza di perdite precedenti capienti; ciò assicurerà un gettito minimo costante in presenza di risultato (fiscale) positivo di periodo. La manovra tocca, ovviamente, anche le società di capitali e lo fa inasprendo, ancora una volta, il regime del riporto delle perdite. La possibilità di portare in compensazione di risultati positivi di periodo le perdite realizzate negli anni precedenti è, più che una agevolazione, una norma di civiltà fiscale; il principio tributario di competenza temporale e quello di rango ben più alto, della capacità contributiva impongono che, se in un esercizio si è realizzato un risultato (fiscale) negativo, questo debba dar luogo alla possibilità di compensare, negli anni a venire, eventuali risultati positivi.

Il problema di fondo che da sempre ha interessato la disciplina del riporto delle perdite è legato all'utilizzo del meccanismo in chiave elusiva. Tant'è che al di là delle modifiche normative che nel corso degli ultimi anni hanno interessato l'articolo 84 del Tuir, la riforma fiscale del 2003 aveva provato a introdurre una soluzione definitiva al problema, attraverso la possibilità di trasferire intersoggettivamente i risultati di periodo nell'ambito dei nuovi istituti di tassazione di gruppo: consolidato fiscale e, per altri versi, grande trasparenza. Nell'ultima versione prima della manovra, l'articolo 84 del Tuir prevedeva che la perdita di un periodo d'imposta, determinata con le stesse norme valevoli per la determinazione del reddito, potesse essere computata in diminuzione del reddito dei periodi d'imposta successivi, ma non oltre il quinto, per l'intero importo che trova capienza nel reddito imponibile di ciascuno di essi. Per i soggetti neo costituiti, le perdite realizzate nei primi tre periodi d'imposta dalla data di costituzione potevano essere computate in diminuzione del reddito complessivo dei periodi d'imposta successivi, senza alcun limite di tempo, a condizione che si fossero riferite a una nuova attività produttiva. La manovra cancella i primi due commi dell'articolo 84 e prevede, in sostanza, che nessun limite temporale sia imposto per il riporto delle perdite pregresse, ma che venga invece introdotto un limite quantitativo all'imputazione della perdita in diminuzione del reddito imponibile di ciascun periodo d'imposta costituito dall'80 per cento del reddito imponibile di ciascuno di essi. Nulla viene invece modificato per le perdite realizzate nei primi tre periodi di imposta. La ratio delle modifiche è anche quella di dare sostegno alle imprese; ciò perché, si legge, proprio in una fase recessiva come quella attuale le società hanno in pancia una grossa mole di perdite fiscali che, se sottoposte al limite temporale dei cinque anni, rischierebbero di non poter essere utilizzate. Ciò che è certo è che con la nuova disposizione viene meno qualsiasi utilità da parte delle società di porre in essere operazioni straordinarie volte a ottenere un ringiovanimento delle perdite che giungono a scadenza. Da un punto di vista contabile, poi, positiva appare la semplificazione relativa all'iscrizione in bilancio delle imposte differite legate alla recuperabilità delle perdite stesse. Ma nella realtà, come anche ammesso dalla relazione illustrativa, il vero obbiettivo della disposizione è quello di garantire «un effetto di stabilizzazione del gettito che, fin dall'anno successivo a quello/i in perdita, verrebbe garantito in misura percentuale anche in presenza di perdite riportate a nuovo». Che la modifica proposta abbia un chiaro impatto positivo per l'amministrazione finanziaria è testimoniato anche dai dati che emergono dalla relazione tecnica allegata alla disposizione.

Per quantificare l'impatto delle nuove regole i tecnici del ministero hanno utilizzato i dati definitivi delle dichiarazioni dei redditi delle società di capitali relative al periodo di imposta 2008 e quelli, provvisori, relativi ai redditi 2009 dichiarati nel 2010. In particolare è stata effettuata una specifica elaborazione per calcolare la quota di redditi imponibile recuperata a tassazione in conseguenza delle minori perdite pregresse utilizzabili in compensazione, con riferimento non solo alle società singole ma anche a quelle partecipanti al consolidato nazionale o operanti in regime di trasparenza, nei quadri RN, TN e GN.

Sulla base dei dati degli ultimi due anni disponibili, quindi, si è previsto una sorta di gettito minimo che, nella sostanza, equivale a quel 20% di reddito imponibile non più compensabile con perdite pregresse.

Si tratta quindi di individuare i soggetti che da un lato dichiareranno redditi negli anni a venire e dall'altro hanno in pancia perdite pregresse utilizzabili, sottoposte alla limitazione quantitativa introdotta.

La tabella in pagina evidenzia il risultato di tali elaborazioni in termini di recupero di materia imponibile e di recupero di gettito. Quest'ultimo viene stimato applicando aliquote differenziate di imposta alle singole società (27,5%), alle società trasparenti (26%) e alle società partecipanti al consolidato fiscale (22%).
 

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