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La mina degli Npl sul business degli armatori

Confitarma affronta di petto il problema delle sofferenze finanziarie dell’armamento italiano, lavorando con Abi, banche e fondi per fare in modo che gli istituti di credito, nel cedere i non performing loans (Npl) delle compagnie di navigazione, puntino a scegliere soluzioni concordate, che consentano di mantenere nelle mani degli armatori il controllo delle navi offerte in garanzia dei debiti . In modo da limitare le ricadute sull’occupazione ed evitare la dispersione del know-how del settore marittimo. A mettere sul tavolo la questione è il presidente di Confitarma, Mario Mattioli, dopo l’assemblea della confederazione, svoltasi nei giorni scorsi, durante la quale ha chiesto al Governo di accantonare tentazioni di modifica del Registro navale internazionale che, con l’attuale impostazione, ha agevolato la crescita della flotta italiana.
Riguardo alle questioni dei crediti in sofferenza, spiega Mattioli, «è necessario un dialogo continuo con le istituzioni bancarie e con quelle realtà, in grande crescita nel panorama nazionale e internazionale, che rappresentano fonti alternative al finanziamento bancario». Un dialogo che Confitarma ha attivato, e sta portando avanti, «attraverso tavoli ad hoc che hanno l’obiettivo di evitare fenomeni speculativi». Da parte del sistema bancario, incalzato anche dalle regole dettate dalla Bce, prosegue il numero uno di Confitarma, «c’è interesse all’alleggerimento dei portafogli Npl dello shipping. E stiamo assistendo a ipotesi abbastanza allargate di vendite, in archi temporali piuttosto stretti». Operazioni che hanno già portato circa 60 navi, che erano date a garanzia, fuori dalla flotta italiana (si veda Il sole 24 Ore del 17 ottobre scorso).
«Riteniamo – sottolinea Mattioli – che sia nell’interesse delle imprese, ma anche del sistema bancario, andare verso processi coordinati tra la banca che intende dismettere e il soggetto armatoriale che è in procinto di essere ceduto. Per noi è importante favorire quei percorsi che possano garantire una sorta di continuità dell’azienda che ha gestito le navi nel corso degli anni, e porta con sé know-how e risorse umane, a bordo e a terra, ed evitarne così la dispersione. Esistono fondi che possono venire a sostegno, evitando questa dispersione, qualora evidentemente le realtà aziendali siano in grado» di seguire questo iter.
Mattioli evidenzia che «si vedono passare di mano pacchetti di Npl da centinaia di milioni, in cambio di qualche milioncino sparuto di effettivo cash e di azioni od obbligazioni di fondi che genereranno, solo nel futuro, un eventuale effettivo recupero monetario per le banche. Se queste situazioni sono alternative a zero, bene. Ma se, invece, l’alternativa è che il soggetto che sta per essere ceduto trova un fondo che interviene con soldi veri, a chiusura integrale di un rapporto con la banca, chiediamo che gli istituti di credito prediligano questa seconda strada, piuttosto che la prima ».

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