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La metà dei sindaci spinge l’Imu al massimo

Entro mercoledì quattordici capoluoghi di provincia – su poco più di cento – cambieranno le regole dell’Imu. O le adotteranno per la prima volta, come nel caso di Foggia, Frosinone, Caltanissetta, Isernia e Reggio Calabria. E a questa pattuglia si aggiungono altre cinque città che hanno progetti di revisione più o meno avanzati.
Il termine per l’adozione dei bilanci preventivi del 2012 è stato prorogato più volte fino alla scadenza del 31 ottobre. Data che in effetti non è per niente “preventiva”, visto che cade dopo dieci mesi di esercizio contabile. Eppure molti Comuni si sono presi tutto il tempo a disposizione, spesso per alzare fino al massimo possibile l’asticella della tassazione. Asticella che è già al top, per l’abitazione principale, in otto città: Agrigento, Alessandria, Caserta, Catanzaro, Messina, Parma, Rieti e Rovigo. Cui si aggiungono altri sei Comuni, da Milano a Catania, che fanno scattare lo 0,6% solo sulle abitazioni accatastate in categorie di pregio.
Se invece si guarda l’aliquota ordinaria – quella valida per tutti gli altri fabbricati, salvo regole particolari – l’elenco dei centri che hanno raggiunto il massimo dell’1,06% è impossibile da contenere in poche righe: si tratta, infatti, di 46 capoluoghi.
A livello complessivo, il monitoraggio condotto dal Sole 24 Ore del Lunedì evidenzia una tendenza generalizzata: il 10 settembre la tassazione media sulla prima casa nei capoluoghi era allo 0,44% (rispetto al livello base dello 0,40%): oggi è allo 0,45 per cento. Aumento minimo, certo, ma indicativo della situazione generale. E lo stesso è accaduto con l’aliquota ordinaria, passata dallo 0,95% allo 0,97 per cento.
Di fatto si possono individuare almeno tre aspetti che spiegano gli ultimi ripensamenti dei sindaci e giustificano certi ritardi. Il primo è la necessità di far quadrare il bilancio alla luce del gettito incassato con l’acconto Imu di giugno e, più in generale, delle condizioni finanziarie dell’ente. Valga per tutti il caso di Foggia – Comune alle prese con una pesante situazione debitoria –, dove la proposta della giunta arriverà in consiglio nella mattinata di oggi con un’ipotesi di rialzo fino allo 0,55% dell’aliquota per l’abitazione principale e di un incremento al massimo dell’aliquota ordinaria. Il tutto accompagnato da un taglio allo 0,55% (rispetto allo 0,76% di partenza) per i canoni agevolati e le locazioni agli studenti dell’università.
In qualche caso, invece, tra le righe di bilanci in dissesto spuntano spiragli (forse insperati) per ridurre il prelievo. Un po’ come è accaduto ad Alessandria, dove, pur mantenendo al top tutte le aliquote, mercoledì scorso il consiglio comunale ha votato un pacchetto di agevolazioni. Prevedendo, tra le altre misure, uno sconto per un sobborgo nei pressi di una discarica. Ma si tratta di casi tutto sommato rari.
Il secondo aspetto che spiega ritardi e correzioni in corsa è la presenza dei commissari governativi: in alcuni casi c’è un commissario che deve affrontare una situazione difficile, come a Isernia e Reggio Calabria; in altri casi il commissario c’è già stato, ed è la nuova amministrazione a dover decidere se rivedere o no le sue scelte, come a Brindisi.
Il terzo aspetto, infine, è legato al modo in cui è stata condotta tutta la partita sull’imposta municipale, con un intreccio tra risorse ricavate dall’Imu e minori trasferimenti dallo Stato ai Comuni. Dopo mesi di discussioni sulle cifre in gioco, moltissime città si sono viste costrette ad aumentare il livello del prelievo per compensare i minori trasferimenti. Anche in questo contesto, comunque, non manca qualche eccezione in cui la revisione dei conteggi da parte del ministero ha avvantaggiato le casse locali. A Cagliari il consiglio comunale dovrà esprimersi sulla riduzione dell’aliquota dallo 0,50% previsto finora allo 0,45% e per le abitazioni date in comodato gratuito ai parenti (da 0,86% a 0,76%). Di certo su questo fronte un peso l’ha avuto il differenziale fra le previsioni del Comune e quelle del Governo. Da qui un tesoretto di 6 milioni che ha permesso di finanziare la riduzione dell’Imu. E anche Massa, solo per citare un altro esempio, ha ricevuto 600mila euro in più.
L’ultima incognita, a pochi giorni dal 31 ottobre, l’ha messa in campo il Governo, con una revisione ex post del gettito Ici del 2010 (si veda Il Sole 24 Ore del 21 ottobre). Una questione non da poco, che in più di una città ha indotto tecnici e assessori a riaprire il dossier.

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