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La messa alla prova non è parziale

La messa alla prova non può essere solo parziale. E non può riguardare perciò solo alcuni dei reati per i quali si procede. In caso contrario, a venire compromessa sarebbe la funzioni risocializzante della misura. Lo chiarisce la Corte di cassazione, con la sentenza n. 14112 della Seconda sezione penale, depositata ieri.
La Cassazione prende posizione di fronte alle osservazioni della difesa, contraria alla decisione del Gip di Palermo, per quale la sospensione del processo per messa alla prova non è possibile solo per alcuni reati. La Corte ha sottolineato innanzitutto che la disciplina della messa alla prova non prevede un diritto assoluto per l’imputato di accesso all’istituto, sebbene sia indiscutibile che lo spirito della misura sta nel riconoscimento agli imputati della possibilità di procedere a una risocializzazione attraverso un procedimento di rieducazione. Esiste infatti sempre un potere valutativo del giudice con riferimento alla situazione processuale dell’imputato.
Infatti, ricorda ancora la Corte, la concessione del beneficio ha come logico presupposto un giudizio positivo sulle possibilità di successo della rieducazione dell’interessato, «per la cui formulazione non può prescindersi dal tipo di reato commesso, dalle modalità di attuazione dello stesso, e dai motivi a delinquere». Con l’obiettivo di valutare se il fatto contestato deve essere considerato un episodio del tutto occasione e non invece una “spia” di un intero sistema di vita, tale da fare escludere una considerazione positiva sull’evoluzione della personalità dell’imputato.
Non è poi condiviso dalla Cassazione il motivo di ricorso con il quale la difesa metteva in evidenza come la riunione da parte del pm dei procedimenti, elemento necessario per l’accertamento dei fatti, fa dipendere dalle scelte della pubblica accusa sulle modalità di esercizio dell’azione penale la possibilità di accedere al beneficio della messa prova. La Cassazione, tuttavia fa notare come il pm è il dominus dell’azione penale e che, comunque, al momento dell’esercizio della stessa il Pm non può sapere se l’imputato in un momento successivo formulerà la richiesta di sospensione del procedimento per messa alla prova.
Quanto poi all’abbinamento, nel medesimo procedimento, di reati per i quali non è possibile l’accesso all’istituto e altri per quali invece i margini ci sono, appare ai giudici «stridente con la struttura del sistema e, diremmo, con gli stessi presupposti dell’istituto che possa avvenire una “parziale” risocializzazione del soggetto interessato».
Lo stesso legislatore, puntualizza la sentenza depositata ieri, non ha fatto riferimento ai reati quanto piuttosto ai procedimenti per reati, lasciando così intendere una visione unitaria e complessiva della prospettiva di risocializzazione attraverso la messa alla prova con sospensione dell’intero procedimento solo quando è possibile per tutti i reati contestati.
La stessa logica della messa alla prova con la necessità di un giudizio favorevole basato anche sul reato commesso e sulle sue modalità di attuazione esclude alla radice la concessione quando l’imputato è chiamato a rispondere anche di reati più gravi che contrastano evidentemente con una prognosi positiva sulla risocializzazione.

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