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La Merkel perde pezzi sulla Grecia

 

Il Parlamento tedesco ha approvato ieri con un larghissimo margine il secondo pacchetto di salvataggio della Grecia, ma il Governo ha dovuto contare sull'appoggio dell'opposizione socialdemocratica e verde per far passare la misura. Il voto, che ha visto 17 contrari, 3 astenuti e 6 assenti fra i deputati della maggioranza, rischia di avere pesanti conseguenze politiche in Germania, mettendo in discussione la tenuta della coalizione che sostiene il cancelliere Angela Merkel, e ripercussioni sui mercati.
A questo punto, diventa improbabile che la Germania possa accettare entro marzo, come discusso nella riunione del G-20 a Città del Messico, l'aumento delle risorse per il fondo salva-Stati europeo Esm, aumento al quale anche ieri la signora Merkel aveva dichiarato la sua opposizione. Un no tedesco al rafforzamento del "firewall" europeo farebbe deragliare anche l'aumento delle risorse anti-crisi del Fondo monetario (che ieri in serata ha dato il via libera a una nuova tranche di 3,23 miliardi a favore dell'Irlanda), in quanto gli altri Paesi del G-20 sono disponibili a procedere solo dopo che l'Europa abbia fatto la sua parte. Il venir meno di questa doppia rete di sicurezza, europea e globale, che il G-20 contava di allestire entro le riunioni di aprile dell'Fmi, rischia di rinfocolare l'instabilità dei mercati, che nelle ultime settimane si era in larga misura placata. Ieri, tra l'altro, Standard & Poor's ha modificato in "negativo" le prospettive del rating dell'altro fondo salva-Stati europeo Efsf. E, dopo Fitch, anche S&P's ha declassato la Grecia a SD, selective default.
Nella capitale messicana, la Germania era apparsa isolata, ma era emersa l'impressione che potesse ammorbidire la propria posizione nel corso del mese prossimo, come lasciato intendere dal ministro delle Finanze, Wolfgang Schäuble. A questo punto, invece, un voto sull'aumento delle risorse per l'Esm avrebbe scarse chance di passare al Bundestag senza che il Governo fosse costretto a ricorrere di nuovo al sostegno dell'opposizione, segnando di fatto la sua fine politica.
Il voto di ieri si è chiuso con 496 deputati a favore, 90 contrari e 5 astensioni, ma solo 304 parlamentari della coalizione hanno votato sì, meno della "maggioranza del cancelliere" di 311, sollevando dubbi sulla capacità del capo del Governo di controllare la propria coalizione. Il dibattito in Parlamento era stato preceduto da diversi segnali negativi. Un sondaggio aveva rivelato che il 62% dei tedeschi è contrario a fornire altri aiuti ad Atene; il quotidiano popolare Bild, che interpreta i sentimenti della Germania profonda e influenza opinione pubblica e politici, era uscito con il titolo a tutta pagina "Stop!", avvisando i parlamentari a non continuare sulla cattiva strada di dare miliardi alla Grecia; uno dei più importanti ministri, quello dell'Interno, il bavarese Hans-Peter Friedrich, si era dichiarato in un'intervista favorevole all'uscita della Grecia dall'euro, la prima volta che una posizione del genere veniva espressa pubblicamente da un membro del Gabinetto. Insieme al leader liberale Philipp Roesler, Friedrich e Schäuble fanno parte dell'ala del Governo favorevole alla linea dura. Il cancelliere ha invece ribadito ieri nel dibattito la sua posizione secondo cui, anche se il successo del pacchetto da 130 miliardi di euro non è certo al 100%, il mancato aiuto alla Grecia presenta «rischi incalcolabili» e un pericolo di contagio non solo a Portogallo e Irlanda, ma anche Italia (cui la signora Merkel ha dato atto dei recenti progressi) e Spagna, e infine tutta l'Europa e l'economia mondiale.
Sull'Esm, il cancelliere aveva ammesso la possibilità di pagare il contributo tedesco in due rate (invece di 5) da 11 miliardi di euro l'una nel 2012 e 2013, ma non di aumentarne le risorse dagli attuali 500 miliardi di euro. In Messico, Schäuble è sembrato fare qualche apertura sull'opzione di fondere Efsf e Esm in modo da portare il totale a 750 miliardi. Ora si tratta però di vedere come il voto di ieri cambia l'equazione politica in Germania.

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