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La Merkel gela le Borse: “Basta parlare di eurobond”. Milano sprofonda del 4%

MILANO — Gelo sui mercati, in vista del vertice europeo da cui gli esperti temono un nuovo nulla di fatto su euro e crisi dei debiti. Le chiusure delle Borse sono eloquenti: meno 7% Atene, seguita da Milano, che ha perso il 4,02% (ed ha bruciato 12,5 miliardi di capitalizzazione) e, solo ad un’incollatura, Madrid, che ha ceduto il 3,67%. Francoforte e Parigi si sono tenuti invece poco al di sopra di una perdita del 2%, mentre Londra ha limitato i danni all’1,14%; persino dall’altra parte dell’oceano, a Wall Street, gli indici hanno girato al ribasso fin dall’apertura, proprio in considerazione dei crescenti problemi in Europa. In serata poi Moody’s ha declassato 28 banche spagnole: «La decisione – spiega l’agenzia di rating – è dovuta all’indebolimento della capacità di credito del governo spagnolo e dall’avvio di una revisione per un ulteriore downgrade». A soffiare sui timori di sconfitta negoziale ci ha pensato il cancelliere tedesco Angela Merkel, che senza mezzi termini ha definito gli eurobond «sbagliati e controproducenti ». Una doccia fredda giunta nel giorno in cui la Spagna ha ufficializzato la richiesta di aiuti alla Ue e sulla stessa lunghezza d’onda si è mossa Cipro, che ieri ha chiesto ufficialmente aiuto ai Fondi salvastati europei, comunicando di voler «presentare ai paesi dell’eurozona una richiesta di assistenza finanziaria da parte dell’Efsf/Esm» (le ipotesi di aiuto sono per 4 miliardi). Ma più di tutto ha pesato il rinnovato atteggiamento di chiusura da parte della Germania. La Merkel lo ha detto chiaramente: «Voglio essere franca – ha detto – se penso al vertice europeo sono preoccupata che ancora una volta si parli troppo di eurobond, garanzie sui depositi bancari, eurobills. Tutti strumenti che sono in contrasto con la nostra Costituzione e che sono sbagliati e controproducenti sul piano economico ». E ancora: il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble aveva aperto alla possibilità che la Germania potrebbe essere chiamata a votare per un referendum federale su una nuova Costituzione tedesca, necessaria per trasferire ulteriori competenze all’Ue. Ma a giro posta è arrivata la frenata della Merkel: la questione referendum non è affatto all’ordine del giorno.
Levata di scudi preventiva anche sulla Grecia, soprattutto dopo il “giallo” (non confermato ufficialmente ma ritenuto verosimile) della violazione al blocco delle assunzioni, fatto dal governo di Atene negli anni passati. Benzina sul fuoco della scarsa volontà di fare nuove concessioni al buio: prima, ha spiegato il portavoce del cancelliere tedesco Angela Merkel, Steffen Seibert, la troika ha bisogno di andare ad Atene, per determinare a che punto si trovi la situazione con il programma delle riforme in Grecia e poi di informare l’Unione europea; per questo sarebbe prematuro aspettarsi decisioni nuove nel Consiglio europeo del 28 e 29 giugno. «Non dobbiamo aspettarci nessuna sorta di risoluzione al Consiglio europeo sulla Grecia», ha spiegato, mentre Atene puntava (pur con una delegazione dimezzata dai problemi sanitari del premier e dall’ormai dimissionario ministro delle Finanze) ad una dilazione di due anni nel piano di austerity o altre misure di ammorbidimento. Per ora, Atene deve “accontentarsi” dell’appoggio del presidente Usa Barack Obama, che ha assicurato al premier greco Samaras il suo appoggio per aiutare il Paese a uscire dalla crisi.
Nel frattempo la tensione sui mercati è allo zenit mentre oggi sono attese due aste di titoli di Stato, in Spagna e in Italia (il nostro paese emetterà titoli per poco meno di 20 miliardi in quattro giorni); gli spread intanto sono saliti fino a 455 punti base per il Btp e a 510 per i Bonos, e i rendimenti dei Btp a 10 anni si sono fermati poco a ridosso del 6%. Sempre debole l’euro, scambiato a 1,2488 dollari contro gli 1,2539 di venerdì scorso.

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