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La mente valorizza la macchina

Scriveva Isaac Asimov, «la disumanità del computer sta nel fatto che, una volta programmato e messo in funzione, si comporta in maniera perfettamente onesta». Attenzione, però, al fatto che la macchina possa in qualche modo sostituirsi a chi la sta programmando. Chi programma, infatti, deve sempre essere ben consapevole del fatto che una macchina, per quanto ben funzionante, non potrà mai eguagliare il valore aggiunto del ragionamento umano.
Ne è convinto Michele Nastri, presidente di Notartel, il braccio informatico del Consiglio nazionale del notariato, che sulle potenzialità dell’informatica al servizio della professione ha costruito un intero percorso professionale. Napoletano, padre di famiglia, dopo la laurea in giurisprudenza e un anno in Banca d’Italia, sceglie di dedicarsi alla libera professione apprezzando soprattutto la possibilità di lavorare sul territorio mantenendo il contatto con le persone. L’impegno costante nella propria attività lo ha portato a comprendere in tempi rapidi l’importanza che l’informatizzazione avrebbe potuto avere per la categoria. «Nel 1995, quando ancora il computer non era nelle case di tutti gli italiani, ero già interessato all’informatica e alle sue potenzialità che provavo a sperimentare a partire dal mio studio professionale», ha raccontato a ItaliaOggi Sette Nastri, «quando ebbi, quindi, la possibilità di collaborare con il Consiglio nazionale non mi tirai indietro, ben felice di poter prestare il mio contributo.
E i nostri sforzi furono premiati quando arrivammo alla realizzazione della Rete unitaria del notariato che, all’inizio, era un sistema di connessione fissa e oggi è un sistema di accesso vero e proprio. Progetti a cui fecero seguito quelli sulle visure ipotecarie e catastali, l’adempimento unico informatico e, adesso, sulle aste telematiche per lo sviluppo della professione. L’aspetto che ho apprezzato di più dell’intero percorso sta nel fatto che ho sempre avuto la sensazione, anche nel mio piccolo nel quotidiano, di stare contribuendo a cambiare la professione che ho scelto senza mai pentirmene. Ecco perché mi dedicherei ancora di più alla diffusione dell’informatica negli studi notarili». Un percorso virtuoso frutto anche della capacità dimostrata dalla categoria di stare al passo con l’innovazione che, soprattutto per i giovani, potrà essere una delle chiavi del successo, se ben gestita.

«L’innovazione tecnologica non deve farci perdere la consapevolezza del ruolo del notaio e dell’importanza del contatto con le persone, la riflessione che portiamo avanti da tempo è che lo strumento deve rimanere tale. Nel momento, infatti, in cui si pensa che lo strumento sia autosufficiente i meccanismi saltano e si perde in sicurezza», ha precisato Nastri, «come notaio, mi sono concesso il lusso di essere eclettico e non specializzato e questo mi ha dato la possibilità di coltivare una clientela varia che spazia dalla famiglia all’impresa, permettendomi così di mantenere l’indipendenza della professione». Per un appassionato di informatica, ovvero, di tutto ciò che è in continuo mutamento è, quindi, normale pensare al futuro con fiducia e curiosità. «Quello che apprezzo di più nell’impegno dei dipendenti e della dirigenza di Notartel è che pensiamo soprattutto a quello che non c’è ancora: la firma grafometrica, ad esempio, è una grande sfida che se vinta libererebbe le persone dalla schiavitù della firma digitale; e anche le nuove opportunità legate all’attività notarile, quali ad esempio, nuove forme di pubblici registri».
Una continua ricerca, quindi, di tutto ciò che di buono la tecnologia può offrire.

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