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La Mela mangia tutti. Ma Facebook corre di più

La Mela mangia tutti. Il valore del marchio Apple è aumentato nel corso dell’ultimo anno del 43 per cento. E l’azienda di Cupertino, in California, che già nel 2014 era al primo posto nella classifica mondiale dei marchi elaborata da Interbrand, il colosso statunitense della brand consultancy , ha staccato avversari e concorrenti, ponendosi più che mai al vertice della classifica del valore.
Il marchio della Mela ideato da Steve Jobs vale, secondo le ultime valutazioni degli esperti di Interbrand, 170,276 miliardi di dollari: un’iperbole. Al secondo posto, in crescita del 12 per cento a 120 miliardi c’è Google, al terzo Coca-Cola (78 miliardi, -4 per cento). Rispetto a un anno fa il podio mantiene il medesimo ordine, ma mentre la regina dei soft d rink vede meno bollicine attorno al valore del proprio inconfondibile marchio, sono ancora una volta i cosiddetti «Gafa», ovvero Google, Apple, Facebook ed Amazon a scuotere la classifica.
La conferma dei «Gafa»
Se è vero che le prime tre piazze vengono confermate, sono infatti i «Gafa» a fare la differenza. Amazon sfiora i 38 miliardi di valore del marchio e cresce in dodici mesi del 29 per cento, Facebook fa addirittura meglio di tutti (anche di Apple!) toccando sì «solo» quota 22 miliardi, ma crescendo al ritmo del 54 per cento annuo, un ritmo che nessuno ha saputo neppure avvicinare e che vede l’azienda di Mark Zuckerberg proiettata verso le posizioni di testa, soprattutto se si considera che Facebook è entrato in classifica solamente nel 2012, quando esordì al 69esimo posto con una valorizzazione di 5,421 miliardi di dollari. «L’universo digitale – evidenzia Manfredi Ricca, managing director della sede italiana di Interbrand – è il grande trend vincente di questa edizione della nostra ricerca. In pochi anni abbiamo assistito a una trasformazione profondissima. Siamo passati dalle vecchie categorie merceologiche, al dominio delle competenze che hanno portato a disegnare le nuove leadership , fondate da chi è stato capace di creare un nuovo ecosistema per i propri clienti. Il caso di Apple e Google è evidente, sono due marchi che stanno prendendo il largo rispetto a tutti gli altri. Ma non sono soli sulla strada della creazione dell’ecosistema, pensate a quanto sta facendo Amazon per la propria clientela…».
Se i «Gafa» sono i padroni della classifica, segnali importanti arrivano anche dai nuovi entrati. Nell’epoca dei videogiochi e dell’intrattenimento digitale la grande sorpresa è rappresentata da Lego, che entra in classifica all’82° posto, a quota 5,3 miliardi di dollari e spiazza tutti con la propria riuscitissima trasformazione da mattoncino di plastica rossa a content provider … È un balzo importante quello di Lego, che si differenzia per l’ampiezza della crescita rispetto all’anno precedente nei confronti di tutte le altre quattro nuove entrate, PayPal, Mini, Moet & Chandon e Lenovo, che vanno a occupare gli ultimi tra i cento posti della graduatoria elaborata da Interbrand.
Logiche digitali
La novità di quest’anno è che tutte le storie di successo sono intimamente legate al mondo digitale. Anche Amazon, che formalmente viene considerato un venditore retail è invece un intermediario particolare, il cui negozio è del tutto virtuale e che deve gran parte del proprio successo alla capacità di arrivare ovunque (quasi) istantaneamente.
Due erano i marchi italiani presenti nella classifica dello studio Best Global Brand di un anno fa e due sono quest’anno, ancora Gucci e Prada, il primo al cinquantesimo posto con una flessione del 14 per cento del valore, a 8,8 miliardi e Prada al 69esimo posto, con un valore di 6,2 miliardi in crescita del 4 per cento. Sono invece usciti dalle prime cento posizioni marchi noti e di settori trasversali: Duracell era all’84° posto ed è stato escluso perché, dopo l’acquisizione da parte del gruppo Berkshire Hathaway, non vi erano dati pubblicamene disponibili per la valutazione del brand . Sono invece scivolati fuori classifica i ristoranti americani della catena Pizza Hut, i telefonini finlandesi di Nokia, finiti nella galassia Microsoft, l’abbigliamento Gap e i giochi elettronici della Nintendo. Per Super Mario un finale lontano dai record, ma nulla in confronto alla flessione registrata negli ultimissimi giorni di rilevazione dalla percezione del valore contenuto nel marchio Volkswagen e di alcune altre marche tedesche del settore auto.

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