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La mediazione stabile arruola i legali

Dall’analisi della lite alla scelta dell’organismo di conciliazione, fino alla sottoscrizione dell’accordo, gli avvocati hanno un ruolo chiave nelle procedure di mediazione delle liti civili e commerciali. Una posizione rafforzata ora che la conciliazione obbligatoria come condizione di procedibilità in giudizio per una serie di liti è stata stabilizzata dalla manovrina (articolo 11-ter, decreto legge 50/2017), evitando quindi la scadenza del 21 settembre prossimo del quadriennio di test. In questi casi, infatti, chi intende agire in giudizio deve prima tentare la mediazione con l’assistenza dell’avvocato.
Nella mediazione, e più in generale nei sistemi Adr (Alternative dispute resolution), l’avvocato è chiamato sin dalla fase dell’incontro con l’assistito e in sede di analisi della controversia a valutare i possibili percorsi di risoluzione del conflitto. Ciò trova riscontro anche in precisi obblighi legali e deontologici per i quali, al conferimento dell’incarico, il difensore deve informare l’assistito chiaramente e per iscritto non solo nei casi in cui la mediazione è obbligatoria ma anche della possibilità di avvalersi delle procedure conciliative facoltative, oltre che degli altri percorsi alternativi al contenzioso previsti dalla legge.
Il riferimento è in primo luogo all’articolo 4, comma 3, del decreto legislativo 28/2010 per la mediazione e all’articolo 27.3 del nuovo Codice deontologico forense, che impone l’obbligo di informazione anche degli altri percorsi alternativi al contenzioso giudiziario. Inoltre, l’articolo 2, comma 7, del decreto legge 132/2014 stabilisce il dovere deontologico di informare il cliente della possibilità di ricorrere alla convenzione di negoziazione assistita.
Se si violano gli obblighi di informazione per la mediazione, il contratto tra l’avvocato e l’assistito è annullabile. Sotto il profilo deontologico, poi, chi viola i doveri di informazione rischia la sanzione disciplinare dell’avvertimento.
La pratica dei primi quattro anni di sperimentazione della mediazione obbligatoria ha evidenziato che il ruolo attivo e propositivo dell’avvocato che assiste la parte, soprattutto se è formato alle tecniche di negoziazione e di mediazione, è essenziale al corretto e proficuo svolgimento della procedura. L’avvocato ha un ruolo cardine sin dalla scelta dell’organismo, che va fatta esaminando dati, esperienze, regolamenti e codici etici; va anche valutata l’opportunità di presentare domande congiunte delle parti per indicare un mediatore che possa soddisfare le esigenze di tutti.
Dopo la fase introduttiva, con l’analisi della lite che deve avere ad oggetto non solo i profili giuridici, ma deve scavare nei fatti e negli interessi della parti preparando una adeguata strategia negoziale, gli avvocati presenti in mediazione divengono i principali “alleati” del mediatore, cooperando per il raggiungimento della migliore soluzione possibile.
La capacità di gestire la negoziazione nella consapevolezza degli interessi che si agitano al tavolo condotto dal mediatore, insieme alla profonda conoscenza del quadro giuridico e delle problematiche sostanziali e processuali, costituisce la vera chiave del successo per la soluzione conciliativa. La partecipazione del legale che assiste il cliente in mediazione, a prescindere dall’obbligo circa la sua presenza nei casi in cui è condizione di procedibilità in giudizio, diviene un valore aggiunto destinato a rendere effettiva la mediazione (anche sulla scia del consolidato orientamento interpretativo avviato dal Tribunale di Firenze), dato che proprio in questi casi si profila come concreta la possibilità di raggiungere un accordo soddisfacente.
Ma l’accordo deve essere redatto in maniera corretta per essere valido e per poter essere reso esecutivo con la dichiarazione di conformità alle norme imperative e all’ordine pubblico apposta dagli avvocati delle parti. Infatti, se tutte le parti aderenti alla mediazione sono assistite da un legale, l’accordo sottoscritto dalle parti e dagli avvocati costituisce titolo esecutivo per l’espropriazione forzata, l’esecuzione per consegna e rilascio, l’esecuzione degli obblighi di fare e non fare e per l’iscrizione di ipoteca giudiziale (articolo 12, comma 1, decreto legislativo 28/2010).

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