Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

La mediazione resti obbligatoria

di Gabriele Ventura  

Il principio dell'obbligatorietà nella mediazione civile e commerciale non si tocca. Perché andrebbero in fumo tutti gli investimenti fatti fin qui da ordini professionali, camere di commercio e società private per cavalcare l'onda della conciliazione obbligatoria, introdotta solo un mese e mezzo fa. È dura la reazione dei soggetti più coinvolti nel nuovo istituto al compromesso siglato l'altro ieri notte dal ministero della giustizia con una parte dell'avvocatura, che prevede l'introduzione dell'assistenza tecnica del legale in tutti i procedimenti rientranti nel dlgs n. 28/2010, e una trattativa che potrebbe portare all'individuazione di un limite di valore, pari a cinque mila euro secondo i piani della categoria forense, alla condizione di procedibilità della mediazione (si veda ItaliaOggi di ieri).
Il che, tradotto, significherebbe l'azzeramento della riforma, dato che il valore medio di una lite si aggira intorno ai 60-70 mila euro. Ma soprattutto andrebbe in fumo tutto il business legato alle controversie tra imprese, che in media sono invece pari a 150 mila euro.
Insomma, se la previsione della necessità della figura del legale potrebbe anche essere accettata dagli altri ordini e dalle camere di commercio (contando che in questo primo mese e mezzo, secondo i dati di via Arenula in più del 70% dei procedimenti le parti si sono presentate con l'avvocato), il principio dell'obbligatorietà è imprescindibile. Come ha detto chiaramente ieri al ministro della giustizia Claudio Siciliotti, presidente del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, categoria in prima fila nella conciliazione obbligatoria, con più di cinque mila mediatori già formati.
Nel corso dell'incontro con Angelino Alfano, Siciliotti ha ribadito il suo «no a qualsivoglia ipotesi di abrogazione della obbligatorietà della mediazione e a qualsivoglia ipotesi di sospensione dell'operatività della riforma». Forti perplessità sono state espresse anche sull'assistenza tecnica dell'avvocato. Secondo Siciliotti, infatti, «è fuori di dubbio che un numero rilevante di mediazioni si svolgono e si svolgeranno con la partecipazione dei legali delle parti, ma è giusto che ciò sia rimesso alla loro volontà, laddove invece l'obbligatorietà, in una fase che resta pregiudiziale, determinerebbe la percezione da parte del cittadino di una moltiplicazione di oneri imposti e sarebbe davvero un risultato paradossale, atteso che la riforma mira proprio ad abbattere i costi della giustizia per il cittadino, oltre che a snellirne i tempi».
Il parere del Consiglio nazionale del notariato è invece favorevole sull'assistenza tecnica, mentre il limite all'obbligatorietà dovrebbe essere spostato verso l'alto per non snaturare lo strumento. «Siamo lieti che si sia trovata una soluzione condivisa», spiega il presidente, Giancarlo Laurini, «senza gli avvocati protagonisti, infatti, la riforma rischiava di rimanere sulla carta. Per quanto riguarda invece il limite all'obbligatorietà, dovrebbe essere più elevato per dare maggiore spazio alla conciliazione obbligatoria». Contrarie invece le camere di commercio, che hanno puntato tutto sulle controversie tra le imprese.
«Con un limite di valore all'obbligatorietà», afferma Tiziana Pompei, vicesegretario generale di Unioncamere, «passerebbe il principio che la mediazione è un rimedio solo per le liti di piccole dimensioni. Inoltre, le camere di commercio, così come le società private, hanno fatto un forte investimento su questo strumento. La nostra idea è che valga la pena provare, vedendo se la mediazione obbligatoria può decollare. Poi, tra un anno, si possono fare tutti i ragionamenti del caso».
Lorenza Morello, presidente di Avvocati per la mediazione, punta il dito contro il presidente dell'Oua, Maurizio de Tilla. «A fronte della decisione del ministro Alfano di prevedere l'assistenza dell'avvocato in camera di conciliazione», attacca, «l'Oua avrebbe dovuto cessare le ostilità come sempre sostenuto dal presidente. Questa non è avvocatura, ma è l'esercito degli incontentabili».
Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Ultimo miglio con tensioni sul piano italiano per il Recovery Fund. Mentre la Confindustria denuncia...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Le diplomazie italo-francesi sono al lavoro con le istituzioni e con le aziende di cui Vivendi è un...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La tempesta del Covid è stata superata anche grazie alla ciambella di salvataggio del credito, ma o...

Oggi sulla stampa