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La mediazione punta tutto sulla «fase-2»

di Andrea Maria Candidi e Antonello Cherchi

Anche loro sono mille, ma anziché unire l'Italia hanno il compito di liberarla dal peso delle cause civili arretrate. Un fardello che consuma denaro pubblico, toglie fiato e certezze a imprese e cittadini, tiene lontano i capitali stranieri. I nuovi «mille» sono gli organismi deputati a gestire le mediazioni, via alternativa (e spesso obbligata) ai tribunali, insieme agli istituti che formano i pacieri. A tutt'oggi, il ministero della Giustizia ha infatti registrato 782 enti di mediazione e 259 di formazione, organismi che hanno istruito e arruolato un esercito di circa 40mila mediatori.
Soggetti, perlopiù privati, che dovranno dividersi la torta dei procedimenti civili e commerciali normalmente di competenza dei tribunali ordinari. E alla fetta fin qui spettante ai "giudici alternativi" se ne aggiungerà presto un'altra. Dal 20 marzo, infatti, il novero delle materie per cui il tentativo di composizione amichevole delle controversie è obbligatorio si arricchisce delle liti condominiali e dei risarcimenti Rc auto. Un contenzioso che il ministero della Giustizia stima, seppure con le cautele del caso, in 320mila cause l'anno (si veda l'articolo nella pagina precedente).
Una fase due molto attesa, non solo da chi amministra la giustizia. L'allargamento dello spazio di obbligatorietà stimola infatti molto le oltre mille start up che sperano di migliorare i risultati fin qui raggiunti. Da marzo scorso (quando è entrata in vigore la prima fase) a dicembre, secondo i dati del ministero della Giustizia, sono state depositate circa 61mila richieste di mediazione presso gli organismi, due terzi delle quali hanno già concluso, in un senso o nell'altro, il proprio iter. Con questo ritmo, al prossimo 21 marzo potremmo essere a quota 80mila. Dunque, il contenzioso che a partire dalla prossima primavera potrebbe lasciare i tribunali è, potenzialmente di 400mila cause.
Per i 40mila "pacieri" la nuova ondata di cause condominiali e Rc auto in arrivo è sicuramente una buona notizia. Anche se c'è ancora l'incertezza legata alla sentenza della Corte costituzionale sulla tenuta dell'intero impianto della mediazione, pronuncia attesa tra aprile e maggio. Ma se la Consulta dovesse rigettare le questioni di costituzionalità, per i conciliatori si tratterebbe di un'iniezione di fiducia, perché verrebbe meno l'ultimo alibi di chi oppone resistenza – in primo luogo gli avvocati – e rappresenterebbe un incentivo a ricorrere alla giustizia alternativa.
Il bilancio di quasi un anno di mediazione obbligatoria dice, innanzitutto, che se la controparte vince tutte le resistenze e accetta di confrontarsi davanti a un mediatore, la procedura funziona. Le rilevazioni mostrano, infatti, che quando l'"aderente" (l'equivalente del "convenuto" nel processo civile) si presenta, più della metà delle volte il successo è assicurato. Con la differenza che il termine «successo» sta qui a indicare non solo la fine della procedura, dunque della lite, ma anche il raggiungimento di un compromesso – tecnicamente, la "conciliazione" – che sta bene tanto a chi vince quanto a chi soccombe.
Un risultato non da poco, perché non c'è bisogno di affannarsi sugli annali degli uffici giudiziari per avere notizia di questioni, di entità pure minima, che si trascinano per anni tra un giudice e l'altro, andando a ingrossare la mole dei ricorsi pendenti, con contraccolpi esiziali sui tempi dei processi. Per non parlare, poi, del salto di qualità nei rapporti personali tra i contendenti. Non è però certo questo il primo pensiero di chi ha l'onere di guidare il ministero della Giustizia. Tanto Alfano, che l'ha tenuta a battesimo, quanto la Severino, che perlomeno su questo versante ne prosegue il cammino, sanno che la partita della crescita del paese si gioca anche sul terreno dell'efficienza della macchina giudiziaria. Tanto più velocemente si ricompongono le vertenze, soprattutto quelle economiche, tanto prima si è in grado di affrontare la nuova realtà.
La durata dell'incertezza, ad esempio su un credito da recuperare o su un contratto da onorare, è un nemico assolutamente da battere. La mediazione, su questo punto, dà risposte positive perché la rapidità fa parte del suo Dna: poco spazio a cavilli, niente bizantinismi procedurali, un paio di udienze (verrebbe da dire "sedute", perché il mediatore è anche un po' uno psicanalista) e il gioco è fatto. Le mediazioni chiuse finora con successo hanno avuto una durata media di 57 giorni. Meno della metà dei quattro mesi imposti dalla legge.

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