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La mediazione civile allarga il raggio

La riforma della giustizia civile scommette sulla mediazione per curare un sistema affetto da processi lenti e dagli esiti imprevedibili. Il ministero punta infatti a introdurre incentivi economici e fiscali; a estendere le materie in cui il tentativo di mediazione è obbligatorio ad alcuni rapporti «di durata» nell’interesse delle imprese (come quelli di fornitura e i rapporti tra i soci delle società di persone) e a promuovere la mediazione delegata dal giudice, oggi poco utilizzata.

Sono i punti chiave delle proposte elaborate dalla commissione per la riforma del processo civile voluta dalla ministra della Giustizia, Marta Cartabia e presieduta da Francesco Paolo Luiso, che ha terminato i lavori la settimana scorsa. Le modifiche suggerite seguono le indicazioni del Pnrr, che ritiene il potenziamento degli strumenti di Adr (alternative dispute resolution) «necessario» per contenere il rischio di esplosione del contenzioso in tribunale. Lo sviluppo delle Adr è la prima delle tre «dorsali» lungo cui si articola la riforma del processo civile, insieme agli interventi sul rito e sull’esecuzione.

Le proposte della commissione si tradurranno in emendamenti al disegno di legge delega sul processo civile (atto Senato 1662) approdato in Parlamento a gennaio 2020, quando il Dicastero di via Arenula era guidato da Alfonso Bonafede.

Sulla mediazione il cambio di rotta è evidente: la riforma targata Bonafede riduceva infatti le materie “obbligatorie”, escludendo il contenzioso sui contratti bancari, finanziari e assicurativi, e quello in tema di colpa medica e sanitaria, che rappresentano quasi il 30% dei procedimenti iscritti presso gli organismi di mediazione nel 2020.

L’ampliamento

Nelle proposte della commissione ministeriale c’è l’aumento delle materie in cui è obbligatorio effettuare almeno un incontro di mediazione per poter avviare il processo. L’allargamento riguarda i rapporti riconducibili ai contratti di durata come, ad esempio, forniture, somministrazioni, franchising e rapporti fra i soci nelle società di persone. L’obiettivo è includere settori in cui la pandemia ha reso più difficile il rispetto degli obblighi contrattuali e che hanno un’esigenza di tutela dei rapporti che la mediazione consente molto più del processo. È «un’estensione ragionevole – dice Antonio De Notaristefani, presidente dell’Unione delle Camere civili – perché sono contratti in cui c’è un rapporto da preservare. Ma non ci convince l’imposizione: per noi spetta ai cittadini scegliere lo strumento più funzionale».

All’inizio della pandemia, il Dl 6/2020 aveva già allargato il ricorso alla mediazione come condizione di procedibilità della domanda alle controversie contrattuali relative agli inadempimenti legati al rispetto delle misure emergenziali. Una voce che ha determinato 1.068 iscrizioni e con un’alta percentuale di successo (34% quando viene svolto almeno il primo incontro).

Gli incentivi

I costi sono una delle cause per cui, nonostante l’obbligo, in oltre il 50% dei casi l’assenza di una delle parti al primo incontro impedisce anche solo l’avvio della procedura. Le proposte intendono introdurre incentivi per entrambe le parti sul modello del credito d’imposta previsto dal decreto legislativo 28/2010 (in concreto mai attuato).

Fra le ipotesi ci sono inoltre incentivi finalizzati a coprire, almeno in parte e per un periodo sperimentale, le parcelle degli avvocati.

Mediazione demandata

Per potenziare l’avvio della mediazione su provvedimento giudiziale, il ministero promuoverà nei tribunali progetti in collaborazione con le Università per esaminare i fascicoli e valutare la “mediabilità” delle controversie. Il modello è quello dei progetti «Nausicaa» e «Giustizia semplice», tenuti dal 2014 al 2019 al Tribunale di Firenze sotto la regia di Paola Lucarelli, docente di diritto commerciale all’Università di Firenze e ora componente della commissione Luiso, e già replicati alla Corte d’appello di Firenze, al Tribunale di Perugia e a quello di Pistoia. Progetti utili a diffondere la pratica e la cultura della mediazione, nel contempo sgravando i tribunali: «Giustizia semplice» in quattro anni ha fatto più che raddoppiare gli invii in mediazione da parte dei giudici e le mediazioni volontarie.

Allo studio del ministero, in raccordo con il Csm, anche le modalità per valorizzare i magistrati che ricorrono alla mediazione demandata.

Negoziazione assistita

Proposta anche l’estensione del raggio d’azione della negoziazione assistita, istituto creato nel 2014 che consente ai litiganti di chiudere un accordo in alcune materie con l’aiuto degli avvocati e finora utilizzato perlopiù per le separazioni consensuali e i divorzi congiunti.

Ora si punta a estenderla alle crisi delle coppie non sposate e alle controversie di lavoro. Un ampliamento che gli avvocati, in testa i giuslavoristi dell’Agi, accolgono con favore.

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