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La mediazione allarga il tiro anche alle imposte sulla casa

Mediazione tributaria extra large. Rilancio ed estensione della conciliazione. Sentenze esecutive (da giugno 2016). Restyling delle Commissioni tributarie, con sezioni specializzate. Il Dlgs attuativo della delega fiscale su interpelli e liti tributarie – approvato definitivamente dal Consiglio dei ministri martedì scorso – cerca di rafforzare gli strumenti deflattivi del contenzioso, puntando soprattutto sulla mediazione tributaria, che da aprile 2012 è obbligatoria prima di presentare ricorso contro gli atti delle Entrate fino a 20mila euro di valore.
L’allargamento
Si vuole quindi replicare la stessa formula anche agli altri enti impositori e dal 1° gennaio 2016 si passerà dalla mediazione, per esempio, anche per tributi di competenza comunale o degli altri enti territoriali (come Ici,Tasi, Tarsu e Tari sui rifiuti) sempre fino a 20mila euro di valore. E il reclamo/mediazione riguarderà in alcune circostanze anche Equitalia e gli altri agenti della riscossione. Poiché i concessionari non hanno la disponibilità del tributo, la procedura varrà soltanto nei casi, ad esempio, di vizi propri delle cartelle di pagamento emesse o impugnazione di fermi di beni mobili registrati o di ipoteche. Il raggio d’azione dell’istituto deflattivo si estende, poi, anche alle liti di valore indeterminabile in ambito catastale. In pratica, tutte quelle cause relative al classamento o all’attribuzione della rendita che finora non rientravano nell’ambito applicativo del reclamo/mediazione.
Considerando il trend d’ingresso nel 2014 delle liti tributarie nelle Commissioni di primo grado (monitorato dalla Direzione giustizia tributaria del Mef) con le nuove regole si può stimare un bacino potenziale di circa 78mila altre liti interessate dalla mediazione «allargata», il 43% di tutte le nuove controversie in ingresso.
I conti, però, bisognerà farli ex post considerando sia il recente passato sia le possibili difficoltà che potrebbero sorgere nel gestire la mediazione. I numeri relativi all’esperienza presso l’agenzia delle Entrate (dove esiste una struttura ad hoc per l’esame delle istanze) dicono che l’indice di mediazione è estremamente diversificato sul territorio e riflette anche differenti attitudini a litigare e a far pace con il fisco. A fronte di una media nazionale del 53,9%, il picco massimo si registra a con il 67,8% di Trento e il minimo con il 41,5% in Calabria.
La gestione futura
L’incognita è come gli altri enti territoriali riusciranno ad organizzarsi. Ad esempio i Comuni di piccole o micro-dimensioni in cui si aggiunge un’ulteriore “funzione da svolgere” e dove, oltre ai tempi di preparazione del personale, si pone anche il tema del rischio di una strettissima vicinanza tra l’ufficio che emette l’atto rispetto a quello che dovrà rivalutarlo ed eventualmente decidere per un annullamento in autotutela (totale o parziale).
Le sezioni specializzate
Il decreto delegato effettua anche interventi non radicali sul processo tributario e sulla fisionomia degli organi preposti. Oltre alle altre modifiche che si analizzano in queste pagine, va segnalato il debutto (meglio, l’istituzionalizzazione, visto che in alcune Commissioni c’era già una prassi operativa in tal senso) delle sezioni specializzate nelle Ctp e Ctr. L’obiettivo è quello di potenziare la competenza dei giudici soprattutto per l’esame delle «questioni controverse» senza però determinare un aumento delle sezioni attualmente esistenti. L’istituzione sarà disciplinata da un provvedimento del Consiglio di presidenza della giustizia tributaria (Cpgt).
Per quanto riguarda, invece, i ruoli direttivi, l’incarico di presidente ha durata quadriennale eventualmente rinnovabile per altri quattro anni, ma solo a seguito di una valutazione positiva del Cpgt al termine dei primi tre anni di incarico. Il presidente non potrà essere scelto tra i soggetti che raggiungeranno l’età pensionabile nei quattro anni successivi alla nomina.
Novità anche per incompatibilità e requisiti dei magistrati tributari. I giudici dovranno essere laureati in materie giuridiche o economico-aziendali (il riferimento è ai non togati). E non potrà far parte delle commissioni tributarie chi svolge attività di consulenza fiscale «direttamente o attraverso forme associative». Incompatibile anche chi ricopre incarichi direttivi o esecutivi nei movimenti politici, e non solo nei partiti (come già previsto nel testo attualmente in vigore).

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