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La meccanica inverte la rotta

Esultare per una previsione di crescita all’1% può risultare fuori luogo, anche se la prospettiva cambia a fronte di un’economia che, nel suo complesso, sembra orientata su un percorso di stagnazione (le ultime stime sul pil indicano un progresso tra lo 0,3 e lo 0,5%). A mettere nero su bianco questo piccolo successo, che fa ben sperare le nostre imprese, è Euler Hermes, multinazionale specializzata nell’assicurazione sui crediti, che ha dedicato l’ultimo Industry Report al settore della meccanica, e che Italia Oggi Sette è in grado di anticipare.

I numeri del settore. La meccanica ha un fatturato pari a 150 miliardi di euro (l’11% del settore manifatturiero), sviluppato da circa 100 mila aziende, e rappresenta il 18% delle esportazioni italiane. Il progresso atteso nella misura del’1% dovrebbe essere il risultato di più fattori: in primo luogo il forte orientamento all’export da parte delle aziende di settore (per lo più di medie dimensioni); quindi l’elevata profittabilità e la leva costituita dai distretti, che consentono di coprire tutta la filiera. Un piccolo contributo, inoltre, è atteso dagli incentivi sull’acquisto di nuovi macchinari contenuti nel decreto del fare (legge 98 del 9/5/2013). Anche se questa misura di stimolo, spiegano gli autori dello studio, potrà avere un impatto più limitato della legge Sabatini di qualche anno fa poiché le condizioni di finanziamento sono migliorate. Quanto alla ripresa, la strada da percorrere resta comunque lunga, dato che il volume della produzione meccanica resta del 25% inferiore ai livelli del 2007 (-23% la produzione totale in Italia) dopo una nuova contrazione nel 2013 (-5,5% in volume e -1,0% in valore).

La forza dell’export. Dopo la débâcle del 2009, le esportazioni di macchinari e attrezzature hanno cominciato a risalire la china sin dal 2010 fino a tornare nel 2013 ai livelli ante-recessione, con valori totali di circa 80 miliardi di euro. Il settore rappresenta il 18% dell’export totale italiano davanti ai metalli (12%) e alla moda (11%). Come per molti settori del «Made in Italy», le esportazioni extra Unione europea registrano performance migliori di quelle interne, con una domanda crescente soprattutto dalla Cina e dalla Russia, anche se in termini assoluti i maggiori mercati restano la Germania (9,8% dell’export nel 2013), gli Stati Uniti (7,5%) e la Francia (7,3%). Il buon andamento dell’export consente alla bilancia commerciale della meccanica di chiudere in terreno positivo (circa 50 miliardi di euro nel 2013).

Il netto calo della produzione in generale ha intaccato la profittabilità dei player italiani del settore, con le medie imprese (quelle, cioè, con un fatturato fra 10 e 50 milioni di euro) che hanno retto meglio ai venti della crisi. Un risultato che Euler Hermes attribuisce in primo luogo alla posizione di leadership conquistata in molti settori di nicchia nel mercato estero.

In molti casi, poi, intorno alle aziende più importanti del settore sono sorti distretti produttivi che consentono di coprire l’intera filiera, salvaguardando la qualità e i margini. È il caso delle macchine per imballaggio in Emilia e Lombardia (un terzo del mercato mondiale del settore è controllato dalle imprese italiane), che nel primo trimestre di quest’anno ha registrato performance positive anche nel mercato interno (+20,5%). Con un aumento del +7,6% nel 2013, le esportazioni del comparto hanno proiettato il fatturato verso i 6 miliardi di euro (+8%), con una crescita più sostenuta verso i nuovi mercati in Africa, Asia, Medio Oriente e America Latina.

Un altro esempio d’eccellenza arriva dal comparto dei distributori automatici, che registra vendite per circa 2,6 miliardi di euro con circa 2,5 milioni di distributori (un quarto dei dispenser di tutta Europa viene costruito in Italia). La crisi ha spinto le imprese di questo settore a diversificare i canali di distribuzione, dagli aeroporti ai supermercati, fino ai nuovi mercati d’Oltreoceano.

Il nodo dei pagamenti. Il principale ostacolo a una vera e propria ripresa della meccanica italiana arriva dai ritardati pagamenti. A fine 2013, per passare all’incasso occorrevano 106 giorni, un lasso di tempo destinato a trovare conferma anche nell’anno in corso. Del resto, i dati giunti nelle ultime settimane dal fronte del credito bancario non indicano il tanto auspicato allargamento dei cordoni della borsa da parte degli istituti di credito. Tornando allo studio di Euler Hermes, i mancati pagamenti da parte delle imprese della meccanica stanno calando lentamente, con un -8% nel primo trimestre 2014, rispetto alla più decisa decelerazione dei mancati pagamenti complessivi nella Penisola (-27%). Inoltre, la severità di questi default (cioè il costo medio di una fattura non pagata) è aumentata del +55% tra gennaio e marzo (rispetto a una media del +9% nel 2013) per un importo pari a 26 mila euro. Gli autori dello studio stimano una decelerazione dei mancati incassi a partire dal secondo semestre dell’anno, grazie soprattutto al buon andamento dell’export verso Gran Bretagna, Stati Uniti e Germania, Paesi che hanno ripreso a crescere in maniera importante, e alla ripartenza dei consumi interni.

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