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La maxidetrazione fa i conti con tempistiche e burocrazia

Gli strumenti per la riqualificazione energetica del paese non saranno applicabili in tutti i contesti, ma anche laddove l’intervento rispetti il principio di fattibilità tecnica si rischia di dover fare i conti con le tempistiche reali che il percorso di riqualificazione energetica richiede per seguire tutti i passaggi burocratici.

Un progetto di un cappotto termico avrà bisogno di 38 adempimenti tecnici dall’inizio alla fine del percorso del superbonus, tra progetto, asseverazioni, attestazioni, visti di conformità e contabilità, ma ancora più importante è capire che per la realizzazione di un cappotto termico di una bifamiliare di circa 300 mq saranno necessarie alcune settimane per la posa in opera, alle corrette condizioni meteo (un cappotto termico può essere posato solo in assenza di nebbia, pioggia, vento e con temperature comprese in tutta la giornata tra i 7°C e i 30°C) e potrebbero essere necessari alcuni mesi per l’ottenimento dei pareri favorevoli da parte degli enti competenti.

I tempi per la progettazione di un intervento che sfrutti il superbonus iniziano con il primo sopralluogo tecnico, in cui si dovrà valutare lo stato di fatto dell’immobile, verificando la presenza di un attestato di prestazione energetica conforme allo stato in cui si trova l’immobile, ed eventualmente predisporne uno aggiornato.

Successivamente si valuterà con quali interventi migliorativi trainanti e trainati si riesca ad ottenere il miglioramento di due classi energetiche e dopo averli concordati con la committenza si imposterà l’iter progettuale.

Nell’affrontare il percorso progettuale si incontreranno i primi elementi critici: oltre agli elaborati progettuali da sviluppare all’interno degli studi tecnici, si dovranno presentare alcuni incartamenti agli uffici comunali ed in alcuni casi attendere un parere favorevole prima di ragionare della messa in cantiere delle opere (per autorizzazione paesaggistica ordinaria la P.a. ha a disposizione fino a 120 giorni), ed è questo uno dei nodi che rischia di bloccare tutta la catena del superbonus: gli uffici comunali e regionali saranno sommersi di richieste di pareri preventivi di fattibilità, di richieste di autorizzazioni formali, per poter installare il sistema di efficientamento energetico scelto.

Soprattutto nei casi di edificio soggetto a vincolo, paesaggistico o storico, la chiave di lettura della pubblica amministrazione è molto rigida, pur non tenendo in considerazione il reale valore intrinseco dell’immobile, e così molte richieste di riqualificazione di edifici di scarso valore ingegneristico, pessimo valore architettonico ed energetico sono stati eletti ad edifici di pregio solo perché la loro posizione geografica li inseriva all’interno di un’area di rilievo.

Sono state vietate l’installazione di impianti solari termici o fotovoltaici solo perché i tetti non potevano ospitare un sistema che avrebbe ridotto l’emissione di gas climalteranti, anche in contesti periferici, mentre antenne parabole ed altri impianti si sono ormai fatti largo nelle foto ricordo delle vacanze, senza che questo abbia mai creato un dibattito su eventuali soluzioni evolute.

Il nodo dei dinieghi arbitrari si aggiunge al problema dei tempi di risposta della pubblica amministrazione: la mole di lavoro a cui sarà chiamata la macchina della pubblica amministrazione sarà così voluminosa che non è dato sapere se questa sarà in grado di offrire risposte esaustive in tempi ragionevoli, mettendo così a rischio la reale fattibilità del superbonus.

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