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La maxi fusione Salini-Impregilo

MILANO — Ieri sera dai consigli di Impregilo e Salini è arrivato il via libera alla fusione tra i due gruppi di costruzioni che darà vita a un colosso da 4,5 miliardi di ricavi e 32 mila dipendenti. La nuova società si chiamerà «Salini Impregilo» per sottolineare la storia e l’esperienza delle due realtà storiche del general contracting italiano.

Il concambio della fusione per integrazione è stato fissato ieri dai board — assistiti da Goldmans Sachs, Pwc, dal professor Angelo Provasoli (per Impregilo),Rotschild, Banca Imi, Natixis e Vitale (per Salini) in 6,45 azioni Salini per 1 Impregilo. Varato anche il piano industriale 2013-2016 che prevede una crescita del fatturato a 7,4 miliardi nel 2016, con 1 miliardo di margine operativo lordo (ebitda) grazie anche a 100 milioni l’anno di sinergie. Per quanto riguarda i debiti, l’esposizione delle due società ammonterà a circa 650 milioni in seguito all’acquisizione (leveraged buyout) messa in piedi con i finanziamenti di Banca Imi e Natixis, ma è previsto che sarà azzerata dal 2014, mentre nel 2016 la società dovrebbe avere una posizione finanziaria netta positiva di circa 300 milioni. Salini varerà anche un bond da 400-500 milioni per rimborsare le banche.

Dopo un’avanzata di circa un anno, che ha visto Impregilo prima contesa con la famiglia Gavio e poi conquistata da Pietro Salini con un’opa a 4 euro per azione dopo scontri finanziari e legali con tanto di denunce in Consob e Procura, adesso la famiglia del costruttore romano può chiudere il cerchio.

Di Impregilo, il gruppo Salini — attraverso la controllata al 100% Salini spa — ha fino ad oggi in mano l’89,8% di Impregilo conquistato in opa grazie alla vendita delle azioni da parte della famiglia Gavio. Al termine dell’operazione Salini dovrebbe avere l’89,95% della nuova entità, ma è previsto che il flottante venga ampliato nella seconda metà dell’anno (non si sa ancora se con un collocamento di azioni o un aumento di capitale). Salini ha comunque già ottenuto benefici dal maxi dividendo da 600 milioni staccato dal general contractor presieduto da Claudio Costamagna grazie al ricavato della vendita del concessionario autostradale brasiliano Ecorodovias. Le tappe dell’integrazione sono complesse: la stima è che la fusione possa andare in porto per fine anno, dopo le assemblee di settembre per approvare la fusione.

Entra dunque nella fase operativa il piano delineato dallo stesso Pietro Salini (neo cavaliere del lavoro) in un’intervista al Corriere della Sera : «Puntiamo a raddoppiare il fatturato nei prossimi tre anni e ad aumentare la presenza sui mercati mondiali». Attualmente il portafoglio ordini supera i 20 miliardi e l’obiettivo è entrare tra i colossi mondiali: in Europa al primo posto c’è la francese Vinci con quasi 40 miliardi di ricavi, mentre Salini Impregilo si collocherà al 21esimo posto, e al 58esimo nella classifica mondiale. Il titolo ha perso il 4,9% a 2,66 euro.

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