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La marcia indietro della Fondazione: Siena resta la sede

Marcia indietro della Fondazione Mps sulla cancellazione della clausola sul mantenimento a Siena della sede del Montepaschi. Nei giorni scorsi il consulente della Fondazione, Angelo Benessia, aveva presentato una proposta di modifica dello statuto dell’ente nella quale veniva eliminato come «scopo» della Fondazione la tutela della senesità della banca. L’indiscrezione del Corriere della Sera di venerdì scorso aveva scatenato forti polemiche e preoccupazioni in città e nella stessa deputazione generale dell’ente (il consiglio d’amministrazione), tanto da spingere ieri il presidente Gabriello Mancini a chiarire che «ovviamente non sarà messo in discussione il principio della tutela statutaria del mantenimento a Siena della sede legale e della direzione generale di Banca Mps».
Una prima nota di Palazzo Sansedoni venerdì aveva solo precisato che quello di Benessia era «un documento necessariamente incompleto». Troppo poco per tranquillizzare una comunità tramortita dallo scandalo Mps e che si ritroverà a breve senza più il controllo pieno della banca. Per pagare i 350 milioni di debiti residui, la Fondazione, oggi al 34% circa in Mps, dovrà vendere quote fin sotto la soglia del 20%. Così la difesa statutaria della sede legale a Rocca Salimbeni era considerata l’ultimo baluardo. Ora invece è chiaro da parte di Palazzo Sansedoni «l’impegno a fare tutto quanto sarà in proprio potere, avvalendosi quando fosse necessario dei diritti derivanti dall’attuale e futura sua partecipazione» in Mps per assicurare la stabilità e la inalterabilità nel tempo» della sede a Siena.
Il tema della riscrittura dello statuto — anche per adeguarsi alla Carta delle Fondazioni dell’Acri e alla Corte Costituzionale — terrà banco nelle prossime settimane. La deputazione generale tornerà a riunirsi lunedì 18 sui criteri di nomina dei membri della Fondazione, oggi 14 su 16 di competenza di Comune (8), Provincia (5) e Regione (1). L’obiettivo è di dare più rappresentanza alla società civile facendo diminuire al 50% il peso degli enti pubblici. Tra le proposte ci sarebbero anche l’assegnazione di metà posti alle donne e lo sfasamento nelle nomine tra deputazione generale e deputazione amministratrice. Il nuovo statuto va approvato entro febbraio per ottenere l’ok del ministero per aprile così da procedere ai rinnovi con le nuove regole. Il ministero del Tesoro ha già fatto sapere che in caso di inerzia potrebbe intervenire «d’autorità».

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