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La Marcegaglia dà il la a Tremonti

di Roberto Miliacca  

Tira aria di Meltemi sull'Italia e sull'Europa. Il forte vento dalla Grecia agita l'economia del vecchio Continente, tanto da costringere i ministeri delle finanze europei a rinviare a metà luglio la decisione sul se e sul quando dare ad Atene la quinta tranche del prestito da 12 miliardi di euro per risanare i suoi conti.

Ma il meltemi greco non ha lasciato imperturbabile neppure l'Italia che si è trovata quasi d'improvviso ad accelerare il dibattito interno sul risanamento dei conti.

A dare la stura, sabato, era stata l'agenzia Moody's, che ha minacciato un declassamento del rating del Belpaese, attualmente fissato in Aa2. E ieri a sottolineare l'urgenza ci ha pensato anche il capo degli industriali, Emma Marcegaglia, che ha rottogli indugi e ha chiesto al ministro dell'economia Giulio Tremonti, di varare al più presto l'annunciata manovra da 40 miliardi di euro per velocizzare il raggiungimento dell'obiettivo del pareggio di bilancio. «Se non si vara a breve la manovra siamo nei guai», ha detto il presidente di Confindustria, intervenendo all'assemblea dell'Unione industriale di Torino. «Chi dice che il paese non può reggere una manovra dice una cosa falsa, dobbiamo reggere e riportare in equilibrio i conti pubblici. Questa manovra, certo, non può aumentare la pressione fiscale, quindi è necessario ridurre la spesa pubblica in modo serio e continuativo».

La Marcegaglia chiede che le misure allo studio del governo consentano contemporaneamente risanamento dei conti e crescita. «Abbiamo sempre chiesto contemporaneità tra riforma e crescita. In questo momento molto delicato dove é in discussione il piano di salvataggio della Grecia e Moody's ha dato un avvertimento, diventa essenziale approvare il prima possibile la manovra da 40 miliardi che è stata messa nel piano nazionale delle riforme, approvato dal Parlamento e dalla Commissione europea».

Il capo degli industriali propone al ministro dell'economia la sua ricetta: «un taglio ai costi della politica portandoli a quelli degli altri paesi europei». E poi liberalizzazioni: «il governo deve fare di più perchè finora ha detto grandi cose ma non ha fatto nulla, anzi sono stati fatti passi indietro». Il tutto senza dimenticare il fisco: «bisogna andare avanti anche su una serie di provvedimenti che possono aiutare la crescita, fra cui anche la riforma fiscale, che noi pensiamo debba essere a parità di pressione fiscale complessiva, e abbassare le tasse su imprese e lavoro dipendente, magari rialzando la tassazione su rendite finanziarie, sull'assistenza, su qualche lieve aumento delle aliquote Iva».

Un assist in piena regola, insomma, per il ministro dell'economia dal capo degli industriali. Solo che ora Tremonti deve studiare dove attingere per trovare nuove risorse, soprattutto dopo i dicktat della Lega a Pontida, tipo quelli sulle missioni internazionali (nel 2012 l'impatto sui conti sarà di 4-5 miliardi, nel 2013 di circa 20 e altrettanti nel 2014). Il capo dello Stato Giorgio Napolitano ha già fatto capire che non è da lì che possono venire tagli, visti gli impegni assunti con gli organismi internazionali.

Una voce di entrata l'ha invece fornita ieri Geronimo Emili, ideatro del No Cash day, che si svolge oggi in tutta Italia, per sensibilizzare gli italiani a utilizzare sempre più strumenti di pagamento elettronici e abbandonare la carta moneta. «La tracciabilità dei pagamenti consetirebbe, tra le altre cose, di far emergere il sommerso: si stima che in Italia questo valga 180 miliardi di euro». A cui vanno aggiunti i 2500 miliardi di vecchie lire che sono ancora nei cassetti degli italiani e che tra poche settimane, se non verranno convertite in euro, diventeranno definitivamente carta straccia.

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