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La maratona per la Borsa parte dal Sud

Le piccole e medie imprese italiane guardano alla quotazione in Borsa e al mercato dei capitali. Di fronte a mercati finanziari ancora incerti c’è un fenomeno che si sta evidenziando come tipico del tessuto produttivo del Paese, fatto soprattutto di piccole aziende. Secondo quanto indicato dal progetto Elite di Borsa italiana, supportato da Confindustria, che si pone l’obiettivo di accompagnare le aziende non quotate nel loro percorso di crescita, l’interesse degli imprenditori per l’Ipo è crescente. Su 131 società che hanno aderito a Elite, dopo la selezione sulla base dei bilanci, la fotografia che emerge è emblematica: le possibili matricole tra le Pmi sono soprattutto nel Nord (Lombardia, Emilia e Veneto) ma c’è una miriade di piccole società anche nel centro-sud Italia. Un caso in evidenza è quello di Pianoforte Holding, la società campana delle famiglie Cimmino e Carlino, proprietaria dei marchi della moda Yamamay e delle valigie Carpisa.
Oggi la Borsa italiana, rispetto ad altri mercati europei, sale meno agli onori delle cronache per le grandi quotazioni: quando capita è soprattutto perché sbarcano brand del lusso. Fra qualche settimana debutterà il re dei piumini Moncler. Altre Ipo attese sono quella di Savino Del Bene, società attiva nel settore delle spedizioni internazionali marittime e aeree, che il 6 dicembre tornerà a Piazza Affari. E il prossimo anno sono in programma le Ipo di Sisal e Anima.
Tuttavia le grandi Ipo a Piazza Affari in un anno si contano ancora sulle dita di una mano sola. Il fenomeno che, invece, sta salendo agli onori della cronaca, almeno per il numero delle quotate e delle aspiranti quotabili, resta appunto quello delle Pmi, che guardano a segmenti alternativi come l’Aim.
Oggi il progetto Elite conta 131 società con un fatturato medio di 80 milioni (la più piccola ha un giro d’affari di 10 milioni mentre la più grande è Granarolo con 922 milioni). Secondo quanto affermato da Borsa Italiana «hanno un tasso di crescita media del fatturato del 12%, un margine operativo lordo medio del 16% e una quota di export superiore al 50 per cento». Alcune di queste società potrebbero optare per l’Ipo. Il mercato d’elezione sarebbe quindi l’Aim Italia ma non è detto: potrebbero anche optare per il mercato principale, quindi Mta e segmento Star.
«Tradizionalmente – indica Franco Gaudenti, partner di Envent – le imprese italiane si sono rivolte quasi esclusivamente al sistema bancario per reperire i mezzi finanziari. Per le note condizioni di mercato, le aziende oggi hanno intrapreso la via della disintermediazione che sarà lunga e lenta ma irrinunciabile: la dipendenza delle aziende italiane dal sistema bancario è oggi ancora la piu alta dell’eurozona. Questi fattori stanno determinando le condizioni per una crescente domanda di operazioni di Ipo da parte delle aziende mid-market e Pmi».
I numeri dell’Aim e dell’Elite mostrano l’entità del fenomeno Pmi in Italia. L’Aim, dopo una partenza un po’ in sordina, ha avuto un’accelerazione: con 31 società quotate (10 operazioni da inizio anno), con una raccolta di capitali complessiva superiore ai 220 milioni, con capitali raccolti mediamente di 6 milioni (in un range che va da 1 a 50 milioni), con una capitalizzazione di mercato complessiva di 887 milioni e con un andamento dell’indice Ftse Aim Italia da inizio anno in crescita del 17%. Nota dolente dell’Aim resta lo scarso numero di fondi specializzati in small cap italiane, che al momento sono soltanto cinque. Pronta al debutto è una lista corposa di piccole società: da Sunshine Capital a Net Insurance fino a Gala, Innovatec, Greenpower, Ecosuntek, Prodea, Blue Note e Leone Film.

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