Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

La mappa delle black list d’Italia

di Francesca Barbieri

Fortemente indiziati di infedeltà fiscale. Un potenziale di 7,7 milioni di contribuenti su cui cade l'ombra del sospetto. Invisibili per l'agenzia delle Entrate perché, ufficialmente, non lavorano. Ma che potrebbero rientrare nell'alveo dai tratti indefiniti dell'economia sommersa.

Il dibattito di questi giorni sul condono fiscale ha riacceso i riflettori su questo mondo parallelo, per il quale è d'obbligo usare il condizionale visto che per definizione rifiuta ogni tipo di misurazione scientifica, alimentato da comportamenti truffaldini nei confronti del fisco, ma anche dall'utilizzo di lavoratori in nero. Un'"industria" che secondo l'Istat vale tra i 225 e i 275 miliardi di euro, un sesto del Pil (ma secondo altre fonti supera il 20%, si veda l'articolo in basso) e impiega 3 milioni di soggetti a tempo pieno. Il centro studi Sintesi ha stimato per il Sole 24 Ore la misura dell'infedeltà fiscale sul territorio – intesa come differenza tra contribuenti Irpef potenziali e quelli effettivi – arrivando a calcolare una media del 20% di "evasori", pari come detto in precedenza a 7,7 milioni di persone.

«Nelle pieghe del sommerso – spiegano i ricercatori di Sintesi – si celano molti soggetti che pur non presentando alcuna dichiarazione prestano attività retribuite in nero, spesso part-time, per questo il risultato complessivo è quasi il doppio rispetto ai lavoratori non regolari calcolati dal l'Istat». Un bacino di invisibili che assume contorni diversi a seconda delle aree del paese.

Dal confronto provinciale escono vincitrici molte zone del Nord Italia con Trieste, Genova e La Spezia sul podio e un livello di infedeltà fiscale minimo (dall'8% in giù). Sotto la soglia del 10% di contribuenti "in ombra" a Bolzano, Trento, Gorizia, Venezia e Aosta. Isole felici dove non esiste evasione fiscale? «Non è proprio così – precisano da Sintesi -: le percentuali si riferiscono a chi denuncia un reddito ai fini Irpef, ma sulla regolarità della dimensione del prelievo non ci sono certezze». Anche tra questi "virtuosi" in altre parole potrebbero celarsi quei furbetti che non dichiarano tutto quello che dovrebbero.

Quantificare l'enorme massa di denaro che ogni anno sfugge al fisco è del resto impresa titanica: "la passione scientifica di conoscere l'ignoto" per usare l'espressione coniata dallo studioso austriaco Friedrich Schneider, guru mondale della shadow economy. Tenendo bene a mente queste avvertenze si scopre che le grandi città escono indenni dal confronto: Milano, Bologna, Torino, Firenze e Roma incassano tassi di infedeltà fiscale più bassi rispetto alla media (si veda la tabella a lato).

Le note dolenti, invece, arrivano dal Meridione: Agrigento è la provincia peggiore con oltre 100mila contribuenti che mancano all'appello del fisco, il 42% di quelli potenziali. Percentuali non molti distanti a Benevento e Vibo Valentia. La lista nera include molte province del Sud, ma anche Imperia, Chieti, Rieti, L'Aquila e Pescara, esempi poco virtuosi del Centro-Nord.

«La mappa dell'infedeltà fiscale – osserva Claudio Lucifora, docente di Economia del lavoro all'università Cattolica di Milano – riflette la cartina dell'Italia dei tassi di inattività, con una differenza abissale tra il Nord e il Sud, a riprova del legame a doppio filo tra scarsa partecipazione della forza lavoro e alto livello di sommerso». Due mercati a velocità opposte, secondo Lucifora «con una quota crescente di persone che sfuggono alle statistiche soprattutto al Meridione: i cosiddetti Neet, not in education, employment or training, sempre più numerosi stanno diventando un problema sociale rilevante, come è preoccupante la diffusione di attività completamente in nero, all'insegna di sfruttamento e precarietà diffusa nelle garanzie e nelle condizioni di lavoro».

La frattura territoriale si manifesta, in parte, anche spostando il focus sui settori dove è più alto il tasso di irregolarità. «Mentre per agricoltura e servizi – spiega Elisabetta Marzano, ricercatrice di politica economica all'Università Parthenope di Napoli – sia al Nord che al Sud si registrano percentuali di lavoratori in nero più o meno vicine alla media, è su industria ed edilizia che si concentrano le differenze maggiori, con quote molto più elevate di sommerso al Meridione». Nell'industria in senso stretto, ad esempio, il tasso di irregolarità del Nord è intorno all'1,5% mentre al Sud arriva al 13 per cento, nell'edilizia la forchetta va dal 3,5% (Nord Est) a oltre il 22 per cento.
 

Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Doppio appuntamento per Vincent Bolloré. Oggi si terrà l’assemblea di Vivendi, di cui il finanz...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Mai così pochi negli uffici pubblici, ma molto più digitalizzati. L’anno della pandemia ha bloc...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Se ci sarà, come credo, l’approvazione del Recovery Plan italiano, quello sarà un bel passo ava...

Oggi sulla stampa