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Ecco la manovra, Pil rivisto al rialzo «Via al Def, no a nuove imposte»

Una crescita un po’ più alta del previsto quest’anno, ma ridotta nel 2018 e nel 2019 per effetto di una manovra correttiva del deficit che si annuncia pesante e che il governo è costretto intanto a mettere in cantiere, nella speranza di convincere la Ue ad un minor rigore. Nel 2017 la crescita del Prodotto interno lordo salirà all’1,1%, ma tornerà all’1% nei due anni successivi (invece dell’1,3 e 1,2 stimati finora), «prima di registrare un’impennata nel 2020» ha detto il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, commentando l’approvazione del Documento di Economia e finanza.

I numeri del nuovo quadro economico, come anche il dettaglio delle misure per la correzione dei conti del 2017 da 3,4 miliardi chiesta da Bruxelles, tuttavia, non sono stati ancora ufficializzati. Il debito «nel 2017 si stabilizzerà, su un valore molto simile a quello del 2016», mentre il deficit 2018 dovrebbe scendere all’1,2%, quindi di quasi 20 miliardi per scongiurare anche gli aumenti Iva. «L’aggiustamento sarà di 0,2 punti di pil, interamente strutturale. Porterà 3,4 miliardi quest’anno, e qualcosa di più a regime. Gran parte delle risorse – ha detto il ministro Padoan – deriveranno dall’efficientamento dell’amministrazione tributaria e dalla lotta all’evasione. I tagli di spesa, in parte da dettagliare, e degli investimenti saranno più contenuti, per minimizzare l’impatto sulla crescita».

Def e correzione dei conti «sono parte di un’unica strategia, che finora ha portato ad una crescita più sostenuta e sostenibile» ha aggiunto il ministro, ricordando la prudenza delle previsioni del governo e non escludendo sorprese positive in futuro. Nel Def viene aggiornato anche il Piano nazionale delle riforme, che punteranno sul «decentramento della contrattazione nel mercato del lavoro, la concorrenza, la lotta alla povertà, l’inclusione sociale, la riforma della giustizia civile e amministrativa, le privatizzazioni». Considerate le perplessità emerse nei giorni scorsi nel Pd, in Consiglio dei ministri Padoan ha solo proposto di aprire una «riflessione» sulle dismissioni, e sui «nuovi strumenti di gestione», superando i dubbi di Dario Franceschini, Graziano Delrio e Maurizio Martina. Salta, invece, la riforma del catasto. «I conti sono in ordine, non aumentiamo le tasse, e accompagniamo il risanamento dei conti con misure per lo sviluppo» ha detto il premier Paolo Gentiloni. Proprio ieri il rapporto Ocse sulla tassazione del lavoro indicava l’Italia al 5° posto nel mondo per l’ampiezza del cuneo fiscale sul lavoro.

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