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La manovra cresce di peso: decreti attuativi a quota 70

Come da copione che si rispetti quando si tratta delle manovre di fine anno, il primo passaggio parlamentare della legge di stabilità ha finito per gonfiare non solo la dimensione del provvedimento ma anche il numero degli atti necessari per la sua attuazione. Erano, infatti, 50 quando a fine ottobre la “Finanziaria” fece il proprio debutto in Senato. Sono diventati più di 70 ora che Palazzo Madama l’ha licenziata per la Camera.
Alla lievitazione hanno contribuito nuove norme inserite qua è là nel maxi-emendamento del Governo, approvato con la fiducia dal Senato nella notte tra lunedì e martedì scorsi, e anche la disposizione sull’Iuc (imposta unica comunale) che chiude la modifica approntata da Palazzo Chigi nello spazio di un solo articolo e ben 525 commi.
Cresce così il lavoro per gli uffici legislativi dei ministeri, in particolare quello dell’Economia, più volte chiamato in causa per la predisposizione dei provvedimenti attuativi della manovra. Già nelle stanze dei bottoni dei dicasteri si lavora alla traduzione in pratica di tutte le riforme del Governo Letta – per rimanere agli interventi strutturali con ricadute sull’economia, si tratta di sette decreti legge, con già centinaia di regolamenti da predisporre – che ora all’orizzonte si profila anche la legge di stabilità con il suo carico di decreti e atti vari da mettere a punto.
E come se non bastasse, c’è da mandare avanti anche l’attività di attuazione delle manovre del Governo Monti, che contano quasi 900 norme attuative, la metà delle quali ancora da definire.
Per gli uffici legislativi e quelli di gabinetto il lavoro sarà reso ancora più impegnativo dal fatto che la gran parte dei provvedimenti di attuazione contenuti nella legge di stabilità prevedono una scadenza, che quasi sempre non va oltre il primo semestre del prossimo anno. Ci sono, però, decreti-sprint, come quello richiesto al ministero della Salute, che entro 10 giorni dall’entrata in vigore della legge di stabilità – dunque, entro la prima metà di gennaio – dovrà individuare gli immobili appartenenti all’Istituto nazionale di documentazione da trasferire all’Agenzia del demanio, che provvederà a dismetterli. Entro il 31 gennaio dovrà poi arrivare – per rimanere ai provvedimenti più tempestivi – il decreto del ministero dell’Interno con le nuove schede per le elezioni comunali.
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