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La mannaia Iva a garanzia del reddito rischio stangata da 23 miliardi nel 2020

Più tagli, più tasse e forte ridimensionamento dei fondi delle due misure bandiera, reddito di cittadinanza e “quota 100”. E’ questo l’effetto sulla legge di Bilancio-bis del negoziato con Bruxelles che si ha salvato dalla procedura d’infrazione. I 9 miliardi del reddito di cittadinanza scendono a 7,1 (centri per l’impiego compresi) con un taglio di 1,9 miliardi; le risorse per quota 100 pagano un prezzo più alto, pari a 2,7 miliardi e scendono da 6,7 a 4,7 miliardi.
Complessivamente il taglio delle due misure sale a 4,6 miliardi, riducendo le risorse da 15,7 a circa 11 miliardi.
Ma non è finita. Al bilancio italiano è stato imposto il “congelamento” di un fondo di 2 miliardi non spendibili che, come è stato spiegato da fonti tecniche di Bruxelles, sarà “scavato” nelle rimanenti risorse di circa 11 miliardi destinate a reddito e pensioni: di fatto se a metà del prossimo anno il deficit sforerà gli obiettivi previsti il fondo di “garanzia” non potrà essere speso frenando di conseguenza l’erogazione delle due misure.
La manovra-bis contenuta nel maximendamento atteso ieri notte al Senato incide in modo pesante anche sugli investimenti – una delle carte su cui contava maggiormente il Tesoro per il rilancio. In tutto per il prossimo anno, rispetto alla prima versione della legge di Bilancio, vengono tagliati 3 miliardi tondi, con riduzione di 600 milioni alle Ferrovie, tagli al fondo di sviluppo-coesione e al fondo di cofinanziamento nazionale.
Anche la carta delle dismissioni immobiliari, questa volta rispetto alle indiscrezioni della vigilia, viene ridimensionata a 950 milioni rispetto ai 2 miliardi previsti. I proventi vanno a diminuzione di deficit e debito. Di conseguenza anche l’ambizione, annunciata ufficialmente durante le trattative di ridurre il rapporto debito Pil il prossimo anno dal 130 al 129,2 per cento, non trova riscontro. Il debito, rifatti i conti, quest’anno è già al 131,7 e il prossimo non potrà ridursi e rimarrà inchiodato su questa soglia.
Nel tentativo di trovare risorse si rinuncia ad una serie di agevolazioni fiscali, soprattutto a favore delle imprese e si tenta di rilanciare la web tax. La tassa sui servizi digitali, oggetto di dura polemica nella passata legislatura: sarebbe dovuta partire nel maggio scorso con un provvedimento attuativo dell’Agenzia delle entrate, probabilmente il governo darà disco verde con l’obiettivo di raccogliere la cifra prevista di 160 milioni. Il mondo delle imprese perde il credito d’imposta Irap per le assunzioni nelle regioni del Sud e il credito d’imposta sugli investimenti in beni strumentali.
Perdono la tassazione agevolata anche le parrocchie, case per anziani e cinema: pagavano il 12 invece del 24 per cento: si ricavano 118 milioni. Aumenta la tassazione sui giochi (450 milioni) e si rinvia la presa di servizio degli assunti nello Stato a novembre del 2019.
Una serie di misure che danno l’idea di come si sia raschiato il fondo del barile. Senza contare che nel 2020 e nel 2021 ci sarà lo spettro di un aumento dell’Iva non più di 2 ma almeno di 3-4 punti se non si interverrà con sterilizzazione e conseguenti tagli: è stato concordato infatti un rafforzamento delle clausole di salvaguardia che passano per il 2020 dalla attuale e prevista cifra di 13,7 miliardi a 23,1 miliardi e nel 2021 da 15,6 a 28,7 miliardi. O li troveremo o aumenterà l’Iva.
Il governo comunque va avanti. La legge di Bilancio dovrebbe essere varata stasera con la fiducia a Palazzo Madama. Alla Camera, è ormai probabile che vada tra il 28 e il 30 dicembre. Ma la corsa contro il tempo non riguarda solo la manovra. In Consiglio dei ministri dovranno arrivare presto, almeno negli auspici dei gialloverdi, i due decreti su reddito di cittadinanza e quota 100. Scritti da giorni, ma tenuti top secret. La soglia Isee di accesso per avere il reddito di cittadinanza sarà di 9.360 euro.
Per l’erogazione, i 5 stelle si sono rivolti ai Caf e a Poste italiane. La somma a disposizione degli aventi diritto cambierà a seconda della variabile casa: sarà più bassa per chi vive in un immobile di proprietà, più alta per chi paga un affitto o un mutuo. Nel caso affitti o usufrutti, poi, nel sistema attraverso il quale servirà iscriversi bisognerà inserire il numero del contratto, per facilitare le verifiche. Non è prevista la possibilità di fare risparmi, che il governo considera impossibili se si è davvero in condizione di povertà: la somma a disposizione, se non spesa, sarà annullata ogni sei mesi.
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