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La maggioranza degli italiani resta scettica sulle chance di uno Tsipras in casa nostra

La vittoria di Tsipras alle elezioni greche di domenica scorsa ha suscitato reazioni molto diversificate nell’opinione pubblica italiana a seconda della prospettiva con cui si guarda al risultato. In una prospettiva europea l’affermazione della sinistra radicale di Syriza è considerata in termini positivi da oltre la metà degli italiani (per il 24% un’ottima notizia e per il 30% una buona notizia) perché indurrà l’Europa a ridiscutere le proprie regole, così che, insieme ai provvedimenti recentemente adottati (piano di investimenti) e alle scelte della Banca centrale (Quantitative easing), si pongano le basi per una ripresa; un italiano su tre è di parere opposto e ritiene che i Paesi indebitati non debbano allentare la politica del rigore e siano tenuti a mettere in ordine nei conti pubblici. 
La possibilità di ridiscutere il debito greco potrebbe mettere in difficoltà anche l’Italia che ha prestato alla Grecia 40 miliardi di euro e questa eventualità suscita, comprensibilmente, più dissenso (59%) che consenso (30%) tra tutti i cittadini, anche tra coloro che hanno giudicato positivamente la prospettiva di un cambiamento europeo. Come a dire: è bene che l’Europa cambi le regole ma non vogliamo che l’Italia ci rimetta. Insomma, è l’eterno effetto NIMBY (non nel mio cortile). Piuttosto desta sorpresa il fatto che quasi un italiano su tre sia favorevole alla ridiscussione del debito greco anche se l’Italia, che non versa certamente in buone condizioni di salute, ci rimetterà. È molto probabile che costoro si attendano una sorta di effetto domino e, dopo quello greco, auspichino la ridiscussione anche del debito italiano nei confronti degli altri Paesi, incuranti del fatto che qualcuno rimarrà con il cerino acceso in mano.
Quali ripercussioni potrebbe avere il risultato ellenico sulla politica italiana e in particolare sul Pd, nel quale è sempre più evidente il dissenso della minoranza nei confronti di Renzi dopo la discussione sulla nuova legge elettorale e quella sulla politica del lavoro con l’approvazione del Jobs act? Solo il 15% ritiene che l’effetto Tsipras possa galvanizzare la minoranza favorendo una scissione del Pd che dia vita ad una forza di sinistra; il 31% ritiene probabile l’uscita dal partito di qualche esponente che sostanzialmente non indebolirà il Pd, mentre la maggioranza relativa dei rispondenti (41%) prevede che le divergenze verranno ricomposte e il partito rimarrà unito. Sono di questo parere soprattutto gli elettori del centrosinistra (51%). Solamente i giovanissimi e gli studenti sono maggiormente convinti della possibile scissione.
La possibilità che in Italia nasca una forza politica simile a Syriza che unisca le forze di sinistra come Sel e Rifondazione comunista insieme ad eventuali esponenti usciti da Pd e possa contare sul sostegno delle aree sindacali di Cgil e Fiom viene vista con un certo scetticismo: il 37% pensa che sarà un flop (in diminuzione del 3% rispetto al novembre scorso), il 27% ritiene che otterrebbe poco più del consenso attuale delle forze di sinistra (alle Europee la lista L’altra Europa con Tsipras ha ottenuto il 4% e 3 parlamentari) mentre il 22% prefigura un risultato positivo (+2% su novembre).
Da ultimo, sull’onda del successo greco e dell’insoddisfazione per la situazione italiana, l’interesse per questa nuova forza politica appare in crescita rispetto a novembre: il 12% guarderebbe ad essa con molta simpatia, il 31% con qualche simpatia mentre il 42% non avrebbe alcuna simpatia. Va ricordato che non si deve confondere la simpatia con il comportamento di voto. Cionondimeno il consenso convinto o almeno tiepido sale dal 32% al 43% in poco meno di tre mesi. A differenza di quel che accadeva in novembre, quando la simpatia risultava più elevata tra i certi più esposti alla crisi (disoccupati, casalinghe, anziani), oggi i picchi di attenzione per questa nuova formazione si registrano tra i giovanissimi, i ceti medi, gli studenti, cioè tra i ceti storicamente più propensi al voto a sinistra.
Il voto greco ci restituisce un’opinione pubblica fiduciosa rispetto alla ridefinizione delle politiche comunitarie, al futuro rapporto tra Stati membri e alla possibilità di attenuare l’austerità per favorire la crescita. Ma è un’opinione pubblica ambivalente sulla possibile scorciatoia della ridefinizione dei debiti tra gli Stati, soprattutto se a rimetterci sarà l’Italia.
Pur aumentando l’attenzione e la simpatia per una forza di sinistra italiana che si ispiri a Syriza, lo scenario politico non sembra destinato a modificarsi: il Pd, sebbene in flessione rispetto ai risultati delle europee, rimane in testa nelle preferenze degli italiani. Sarà interessante capire quali saranno le conseguenze dell’elezione del nuovo presidente della Repubblica in termini di orientamenti di voto e di fiducia nei leader politici, a partire da Matteo Renzi.
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