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“La Luxottica del futuro con Google e Intel”

Gli investitori di Borsa sono rimasti un po’ delusi dal fatto che Luxottica ha distribuito un dividendo maggiorato (687 milioni) ma non così come avrebbe potuto, avendo generato ben 803 milioni di cassa nel 2014. Il titolo così è sceso del 2,86% a 54,40 euro ma la corsa fatta dal minimo di 35 euro di ottobre è di oltre il 60%. Leonardo Del Vecchio può dunque dire di aver superato con successo il periodo turbolento del cambio di management, avvenuto tra agosto e ottobre scorso, con l’uscita prima di Andrea Guerra e poi di Enrico Cavatorta. Turbolenza che ha preso spunto anche dalla risistemazione delle quote della holding di famiglia, la Delfin, che ha visto lo stesso Del Vecchio riprendersi una quota del 25% da destinare in futuro all’attuale moglie. Ora i due Ceo nei panni di Adil Mehboob-Khan e Massimo Vian prendono in mano le redini del gruppo e dovranno dimostrare di saper continuare sulla strada di crescita che dura ormai da più di vent’anni.
Pensate che la nuova organizzazione con due amministratori delegati con differenti funzioni possa funzionare meglio rispetto a prima e perché?
Khan: «L’idea di introdurre due Ceo in Luxottica in realtà covava da molto tempo, vista la mole di lavoro. La divisione dei ruoli tra noi è molto naturale, io mi occupo di mercati, retail, go to market, Massimo Vian dell’area innovazione, prodotto e sviluppo delle collezioni. Poi vi sono quattro aree condivise: la finanza, le relazioni esterne, il legale e le risorse umane. Non ci sono sovrapposizioni, il feeling tra noi è ottimo e ci stiamo anche divertendo. È passato solo un mese e mezzo dal nostro insediamento ma la scommessa è che grazie a due Ceo si potranno fare più cose e più velocemente».
L’obbiettivo di raddoppiare il fatturato di Luxottica nei prossimi dieci anni è ambizioso. Come pensate di farcela?
Vian: «Se cresciamo ogni anno con lo stesso ritmo degli ultimi 5, cioè al 7-8%, il risultato finale è quello che abbiamo indicato. Ma ovviamente su una base di ricavi crescente aggiungere il 7-8% diventa via via più difficile. Ma riteniamo di avere tutte le leve necessarie per raggiungere l’obiettivo. La strategia, però, non cambia, puntiamo sulla crescita organica ma anche su quella per linee esterne, come Luxottica ha fatto nel corso degli anni. Dobbiamo cercare di fare ovunque ciò che sappiamo già fare bene in alcune aree».
Luxottica realizza anche una buona parte del fatturato con le licenze. Nel 2015 lancerete Michael Kors, pensate di ampliare ulteriormente il portafoglio?
Khan: «Certamente lo scouting di licenze continuerà. Luxottica ha un fatturato leggermente più alto nella divisione retail ma guadagna di più nel wholesale dove ci sono margini più alti. Le licenze pesano per il 30%, dei 33 brand in portafoglio più di 20 sono in licenza. Vogliamo mantenere dinamico il portafoglio, un rapporto 70-30 va bene».
Il gruppo Kering ha deciso di portare in casa la produzione e distribuzione degli occhiali con i propri marchirzi. È una strategia che vi preoccupa?
Vian: «Luxottica sviluppa circa 2 mila nuovi modelli di occhiali ogni anno. Non credo che gruppi della moda possano replicare un sistema come quello di Luxottica né nella produzione né nella distribuzione. In Italia abbiamo sei stabilimenti che realizzano il 43% di tutta la nostra produzione, con volumi alti e una manifattura di ottimo livello riusciamo a essere molto attraenti per chi ha un marchio da concedere in licenza».
Anche nell’e-commerce avete numeri in crescita. È un’area di business su cui state puntando e investendo?
Khan: «Luxottica realizza con l’e-commerce circa 200 milioni di ricavi, solo con il marchio Ray Ban la crescita è stata del 100% con 50 milioni di fatturato. Il successo di Ray Ban è dovuto alla piattaforma logistica che permette di personalizzare l’occhiale, viene prodotto in Italia o in California e nel giro di 3-4 giorni il cliente riceve a casa il proprio pezzo unico. È un’area che può crescere molto e a cui dedichiamo molta attenzione e risorse ».
Dopo il primo lancio dei Google Glass l’entusiasmo sembra essersi spento. È ancora in piedi la vostra partnership con l’azienda di Mountain View?
Vian: «L’accordo con Google continua, dopo la prima versione Explorer all’interno dell’azienda è stata creata una divisione specifica ed è stato ingaggiato Tony Fadell da Apple che aveva messo la sua firma sull’Ipod. Luxottica si occupa dello studio estetico per i prossimi Google Glass che verranno distribuiti al pubblico. Ci siamo già assicurati l’esclusiva della distribuzione nel settore eyewear».
Avete pensato ad altri accordi di questo tipo negli ambiti in cui l’innovazione è più forte?
Vian: «É stato da poco siglato un accordo con Intel seguendo il filone delle maschere da sci lanciate da Oakley, che ci permette di sperimentare campi specifici in ambito sportivo legati al marchio californiano. Ma tutta l’area dei dati biomedici legati al corpo umano è in forte evoluzione e nei prossimi anni i device si sposteranno al polso e all’occhiale, per offrire esperienze digitali sofisticate».
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