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La (lunga) lista delle commissariate Il fragile Nordest e le troppe Bcc

Nell’elenco degli istituti di credito finiti in amministrazione straordinaria sotto il diretto controllo della Banca d’Italia – quelli insomma per cui si è reso necessario giocare l’ultima carta per evitare il fallimento – ci sono solo piccole banche.
Solamente Carife e Banca Marche hanno più di cento sportelli (311 Marche, 107 la Cassa di Ferrara). Il resto sono strutture piccole o piccolissime. La teramana Tercas arriva a 99 agenzie, 98 la Popolare di Spoleto, 24 la Bcc del Veneziano, 12 la calabrese Bcc dei Due mari, 7 la Bcc Euganea, 11 la Bcc di Alberobello, 22 la Bcc Romagna, 10 la Bcc Irpinia, 15 la Cassa di Risparmio di Loreto (una Spa), 2 la Popolare dell’Etna, 9 la Bcc Padovana e 48 la Caripe. Moltissime, in questa lista diffusa dalla Banca d’Italia, le Banche di credito cooperativo.
Non è un problema di forma societaria – cooperativa, popolare o spa? – e neppure di dimensioni, perché basta andare alle precedenti gestioni del Monte dei Paschi di Siena o della Carige per capire che i comportamenti delittuosi si possono realizzare a qualunque livello e con qualunque forma societaria.
Certo è che colpisce la frequenza con cui le piccole banche finiscono nei guai. Colpa di taluni amministratori incapaci, ma forse anche di un sistema di controlli non adeguato e talvolta troppo fittamente intrecciato tra chi chiede credito e chi lo concede.
I rapporti creditizi con le cosiddette parti correlate sono uno dei temi caldi sul tappeto della buona governance , non certamente l’unico. Ma l’insieme può risultare pericolosissimo.
Lo dimostra proprio la tabella in basso, dove tra i cosiddetti «intermediari non bancari» troviamo Spoleto credito e servizi, a lungo società controllante della Banca Popolare di Spoleto, o la Commercio e Servizi, società intermediatrice napoletana controllata della Cassa di risparmio di Ferrara.
Non è, sia chiaro, neppure una questione di latitudine: la Popolare di Marostica, la scorsa settimana, ha presentato una semestrale chiusa con 6 milioni di perdita e tra i ventuno istituti che hanno ricevuto comunicazione («Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha disposto, su proposta della Banca d’Italia (…) la sottoposizione della medesima ad amministrazione straordinaria per gravi irregolarità e gravi violazioni normative…», recita il testo standard della comunicazione inviata agli istituti in difficoltà, che recide i rapporti col passato) ben 5 hanno sede tra Padova, Venezia e Treviso, l’area metropolitana, potenziale capitale del Nordest, che qualcuno voleva chiamare Patreve.
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