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«La Luiss? Un ateneo-laboratorio per formare imprenditori 4.0»

Internazionalizzazione. Digitalizzazione. Ricerca. Erano i tre obiettivi — il primo, soprattutto — che Emma Marcegaglia aveva fissato per la Luiss (e dunque in qualche maniera per se stessa) il giorno in cui dell’ateneo di Confindustria diventò presidente. Sono passati quasi sei anni. Ne manca uno al termine del suo mandato, così come di quello del vicepresidente esecutivo Luigi Serra. In scadenza c’è però il resto del cda — quando verrà rinnovato, a luglio, Vincenzo Boccia sarà già insediato al vertice di Viale dell’Astronomia, successore di Giorgio Squinzi e della stessa Marcegaglia — ed è quindi tempo di bilanci. Di annunci, anche. Un altro modo per dimostrare che sì, la tabella di marcia è stata rispettata e a volte superata: la numero uno della Libera Università Internazionale degli Studi Sociali Guido Carli, nonché presidente dell’Eni, non potrebbe altrimenti avere pronto un piano di espansione. Non solo a Roma. Il 2017 sbarcherà a Milano, casa del benchmark Bocconi, con una estensione di Luiss Enlabs: il Mhuma, o Milano Hub Makers, sarà un laboratorio dedicato alla manifattura 4.0.

Primo tentativo di concorrenza diretta all’ateneo in cui si è laureata, presidente?

«Abbiamo grande rispetto per la Bocconi. Però, come dire, intanto un piede a Milano lo mettiamo. La fabbrica di start up Luiss Enlabs, con LVenture, ha un grande successo a Roma, tant’è che stiamo ampliando a 4 mila metri quadri gli spazi di Termini: diventeremo uno dei più grandi “acceleratori” d’Europa. E se funziona nella capitale politica, dove in soli due anni gli studenti che vogliono imparare il mestiere d’imprenditore, hanno attirato, con le loro idee, circa 20 milioni di investimenti esterni, creando oltre 30 start-up per 350 posti di lavoro, immagini le potenzialità nella capitale economica».

Che però ha già tante università d’eccellenza.

«Perciò parlo di rispetto. E quindi a Milano porteremo l’accelerazione delle start-up ma non attività più dirette».

Significa che altrove pensate invece di farlo?

«Diciamo così, per ora: vediamo un certo spazio per joint venture in alcune aree del Nordest. E se siamo ottimisti, in un caso e nell’altro, è perché la Luiss di strada ne ha fatta. Anche a livello di reputazione internazionale, che poi era uno dei nostri principali obiettivi. Fino a due anni fa solo due università italiane facevano parte dell’élite globale — 150 atenei sui 15 mila censiti al mondo — certificate da Equis. Sono tutte e due, appunto, milanesi: Bocconi e Politecnico. Oggi in quel circuito, anche grazie al sostegno dell’Associazione Amici della Luiss, c’è a pieno titolo la nostra Business School, incluso il Dipartimento d’Impresa e Management. E qui siamo gli unici in Europa».

Internazionalizzazione del corpo docente: l’aveva promessa, in che misura l’avete realizzata?

«In questi cinque anni è raddoppiato il numero dei professori, da 60 a 120, e al suo interno sono raddoppiati gli insegnanti stranieri. Lo stesso discorso vale per gli studenti, quelli che vengono dall’estero e viceversa. Abbiamo 180 accordi per progetti di scambio e doppia laurea con università di 35 Paesi. Nonostante ciò le richieste sono molto, molto superiori alle possibilità».

Il numero chiuso — a 8 mila studenti — vi «salva» dal generale calo delle iscrizioni?

«Non è questione di numero chiuso. Negli ultimi cinque anni, è vero, in Italia sono diminuite mediamente del 20%. In Luiss le domande di ammissione continuano a crescere. Più 45% per i corsi triennali, +70% per le lauree magistrali, addirittura +230% per Economia e Finanza in inglese. E questo incrementando molto anche le borse di studio ed i posti alloggio nelle residenze dell’ateneo».

Più attrattivi voi o semplicemente, in tempi di crisi economica, i filoni di studi?

«L’una e l’altra. La “rivoluzione 4.0” cambia l’industria e la domanda di lavoro, noi abbiamo già cambiato e anticiperemo ancora i nuovi profili della formazione. Stiamo pensando a una laurea magistrale sui temi dei Big data. L’innovazione ha innescato un circuito virtuoso, alimentato parecchio dal passa parola digitale e supportato dai risultati. Il 90% dei nostri laureati magistrali in Economia, contro il 70% della media, trova lavoro entro un anno dalla laurea».

Il bilancio accademico Luiss, insomma, è in attivo. Quello economico?

«In cinque anni abbiamo accumulato 30 milioni di utili. E in cassa, pur dopo un investimento da 25 milioni per il restauro di Villa Blanc, a Roma, di milioni ce ne restano 60. Un patrimonio solido, direi, per guardare al futuro».

Raffaella Polato

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