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La lotta all’evasione passerà al setaccio 40 milioni di conti

di Giovanni Parente

Alle tasse sul mattone e alla previdenza il compito gravoso (e impopolare) di garantire entrate certe. Alla lotta all'evasione nuovi strumenti per accelerare e garantire il recupero delle somme iscritte a bilancio dalle altre manovre: 92 miliardi dal 2003, di cui quasi 10 soltanto dai decreti varati quest'anno dal precedente Governo. Sotto questo aspetto la versione del Dl salva-Italia consegnata all'esame del Parlamento segna un cambio di rotta rispetto al recente passato, ma in perfetta linea di continuità con quanto avvenuto nei mesi scorsi mette a disposizione del fisco altre armi per scovare i presunti evasori. Fra queste, ce n'è una che potrebbe segnare un punto importante nel riportare le imposte non pagate nelle casse dello Stato. Dal prossimo anno, infatti, gli operatori finanziari dovranno comunicare all'Anagrafe tributaria periodicamente i movimenti effettuati sui conti e ogni altra informazione utile ai controlli.
In sostanza, il fisco potrà passare al setaccio i circa 40 milioni di conti correnti (la cifra è stata stimata la scorsa estate dalla manovra di luglio). Un primo calcolo porta a quantificare tra i 3 e 4 miliardi di dati potenzialmente inviabili. Dati grazie a cui potranno essere selezionati i soggetti da verificare. Una fotografia scomposta in micro-frammenti della ricchezza dei contribuenti italiani che consentirà al fisco di chiudere il cerchio: l'amministrazione finanziaria dispone già dei dati delle dichiarazioni dei redditi e fra poco anche delle spese, che potranno essere ricostruite con il meccanismo del nuovo accertamento sintetico e dello spesometro.
All'appello mancavano solo i "dettagli" sui risparmi dei contribuenti italiani e sul loro utilizzo, ora arriveranno anche quelli. Nonostante più di un espontente politico abbia tacciato di timidezza l'ultima manovra sotto il contrasto all'evasione, la portata della norma in questione non è sfuggita neanche al Nens (il think tank fondato da Pierluigi Bersani e Vincenzo Visco) che l'ha definita una «misura rilevante» sottolineando però che «l'amministrazione dovrà essere in grado di sviluppare complessi strumenti di analisi» per muoversi tra i dati in arrivo, fermo restando «la necessità delle procedure per l'utilizzazione delle informazioni». Anche il presidente della Corte dei conti, Luigi Giampaolino, nell'audizione di venerdì alle commissioni di Camera e Senato ha rilevato come «la disposizione possa incidere positivamente sulla proficuità delle indagini svolte» mentre resta «limitato» il potere deterrente sui contribuenti in considerazione dello squilibrio tra situazioni da controllare e le potenzialità operative del fisco.
Ma il decreto salva-Italia non si è limitato alle sole informazioni finanziarie. L'abbassamento della soglia per l'utilizzo del contante (a rischio i pagamenti da mille euro a salire) potrà portare in dote un ulteriore patrimonio di informazioni preziose. Tutte le infrazioni contestate per il mancato rispetto del nuovo limite dovranno essere comunicate alle Entrate che potranno attivare le verifiche sotto il fronte fiscale. Una vera e propria morsa. Il problema diventa quindi mettere insieme tutti i tasselli del mosaico e potenziare il fronte della compliance, vale a dire l'adempimento spontaneo. Quest'ultima funzione sarà affidata di fatto al nuovo redditometro (attualmente è in corso la fase di test sul software che coinvolge le associazioni di categoria) e agli studi di settore. Per questi ultimi il decreto salva-Italia punta, di fatto, a una netta linea di demarcazione: più vantaggi per i contribuenti virtuosi, controlli mirati per chi non è in linea con l'obiettivo di spingerli a dichiarare in modo più fedele volume d'affari e reddito. Senza dimenticare che chiunque (non solo i soggetti a studi) mentirà alle richieste di chiarimenti dell'ammministrazione finanziaria o fornirà documenti falsi sarà chiamato a risponderne anche in sede penale.

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