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«La lotta all’evasione? Deve sostenere la crescita»

L’ azione di contenimento non basta più. A furia di tagliare e mettere toppe, le piccole imprese hanno dovuto sforbiciare anche gli organici. E proprio quella dell’occupazione è l’emergenza più grave e immediata che le Pmi prospettano da qui alla fine dell’anno. Potrebbero essere addirittura 100 mila i posti di lavoro a rischio nel contesto di un 2012 durante il quale gli effetti della crisi economica si sono riflessi sul mercato del lavoro in maniera sempre più pesante.
Se l’Istat ha evidenziato un tasso di disoccupazione poco superiore ai nove punti percentuali all’inizio dell’anno, a giugno la quota dei senza lavoro si è portata fino a toccare il 10,8%. Con uno scenario che sembra in costante peggioramento e che richiede (ora più che mai) misure di rilancio e non più di contenimento.
Lo scenario
Secondo l’indagine qualitativa «Barometro Cna» con cui la Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa ogni trimestre raccoglie le valutazioni delle imprese associate sull’andamento delle principali variabili economiche aziendali, nei primi sei mesi dell’anno le Pmi sono riuscite a contenere l’emorragia occupazionale aumentando il ricorso agli ammortizzatori sociali. Nel mese di luglio le ore di cassa integrazione in deroga richieste sono state quasi 37 milioni, +33,7% su base annua. Si tratta di circa 75 mila lavoratori in più rispetto ad un anno fa, che, in assenza di un miglioramento del ciclo economico, difficilmente potrebbero essere reinseriti nel ciclo produttivo.
«Abbiamo davanti un autunno duro — avverte Sergio Silvestrini, segretario generale Cna —. I nostri dati e le nostre analisi confermano che la crisi è destinata a produrre ancora effetti pesanti sull’occupazione e sulle imprese. Nonostante le azioni messe in campo dal governo per stimolare la crescita, è evidente a tutti che molto rimane ancora da fare».
L’indicatore che misura l’andamento delle ore lavorate nelle piccole imprese ha registrato una diminuzione marcata, segnando valori prossimi al punto di minimo registrato a inizio 2009. Il calo delle ore lavorate rappresenta un segnale preoccupante poiché potrebbe preludere a una più accentuata diminuzione dell’occupazione nel secondo semestre dell’anno, come già accaduto nel 2009.
Il rilancio
«La domanda interna è troppo debole — continua Silvestrini — e i consumi calano. Accanto alla necessaria politica di rigore e di revisione della spesa pubblica, occorre altrettanta energia e determinazione per liberare risorse private e portare ossigeno ai consumi. La metà di ogni euro recuperato dall’evasione e dalla lotta agli sprechi deve andare, senza indugi, a rinforzare la domanda, alleggerendo il carico fiscale e contributivo sul lavoro e sulle imprese. Non abbiamo molto tempo: dobbiamo fare in fretta».
Secondo l’indagine della Cna, l’occupazione soffre soprattutto nelle costruzioni, comparto nel quale le imprese intervistate stanno sperimentando una situazione critica simile a quella registrata nel 2009 e che trova conferma nell’aumento molto forte delle ore richieste di cassa integrazione in deroga (a luglio +67,7% su base annua). Un contributo positivo è atteso dall’entrata in vigore del recente decreto sviluppo, che prevede incentivi sulle ristrutturazioni e sul risparmio energetico. Ma basterà?
Difficile, ma meno critica, appare invece la situazione delle imprese manifatturiere nelle quali, da metà 2011, l’emorragia di posti di lavoro è stata più contenuta. Solo nel settore dei servizi si rileva ancora una situazione di sostanziale tenuta degli organici. Però la frana è sempre più difficile da contenere: il peso fiscale aumenta e l’accesso al credito è sempre più utopistico. Forse sbloccare al più presto i fondi per il pagamento dei debiti della Pubblica amministrazione potrebbe essere il primo segnale concreto. E servirebbe a salvare tanti posti di lavoro.

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