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La Lombardia: Fontana sfida Palazzo Chigi “Fateci riaprire il 4 maggio”. Il governo lo gela e lui frena

MILANO Contraria alla riapertura di librerie e cartolerie a inizio settimana, la Regione Lombardia ieri ha chiesto al governo Conte, con una nota ufficiale, la possibilità di riaprire a partire dal 4 maggio, dando «il via libera alle attività produttive». Salvo poi fare parziale retromarcia in serata, con il presidente della giunta, il leghista Attilio Fontana che ha dichiarato di essere stato «mal interpretato: non ci permettiamo di parlare di attività produttive, che sono competenza del governo centrale, sottratta a ogni nostra possibile valutazione. Noi parliamo di graduale ripresa delle attività ordinarie che sarà concordata con il governo ».
L’iniziativa della Regione Lombardia arriva sotto il peso di una recessione economica senza precedenti recenti: un miliardo 857 milioni di spesa mancante nel solo marzo, annunciava ieri la Confcommercio di Milano, Monza e Lodi. È il 31,1% della spesa mensile delle famiglie. Un altro leghista, l’assessore al Bilancio, Davide Caparini, ieri ha assicurato che la riapertura arriverebbe secondo quattro coordinate, la “quattro D”: distanza, dispositivi di protezione individuale, diagnosi – i test sierologici in collaborazione col San Matteo di Pavia cominceranno martedì prossimo – e digitalizzazione.
Annunci che hanno sollevato più di una perplessità a Palazzo Chigi: «sorpresa» per il cambio di linea, scetticismo per una proposta «intempestiva » e il sospetto che l’annuncio serva al Pirellone per distogliere l’attenzione dal caso giudiziario delle morti nelle Rsa. Più esplicitamente, il ministro per gli Affari Regionali, Francesco Boccia ha fatto capire la sua contrarietà: «Fontana fa parte della cabina di regia nazionale – dice – se vuole fare delle proposte, quello è il luogo istituzionale per farle ». Non da meno il viceministro al Mise, Stefano Buffagni: «La richiesta della Lombardia è un errore. Da sempre Fontana ha sostenuto una linea rigorosa e restrittiva e oggi, sorprendentemente, decide – non si comprende su quali dati – di aprire». Critiche che hanno poi portato al mezzo passo indietro di Fontana.
Ma la prudenza è estrema anche in altri ambienti. «La Lombardia è il pilota di quanto accadrà nelle altre regioni – sottolinea Ranieri Guerra, direttore generale aggiunto dell’Oms – e dovrà essere estremamente cauta e valutare con estrema attenzione la quantificazione del rischio per renderlo pari a zero».
Declinata nel pratico, la riapertura alla lombarda dovrà tenere conto di una serie di passaggi niente affatto scontati. Nel trasporto pubblico, ad esempio. La rete ferroviaria regionale è una delle più estese e trafficate da pendolari: dei 2.300 convogli messi su rotaia ogni giorno da Trenord, oggi ne viaggia un decimo. Le riunioni di pianificazione di Trenord sono quotidiane, ma la soluzione è complicata. «Come faremo ad applicare il distanziamento sociale sui vagoni – ragiona una fonte di Trenord – come controlleremo gli ingressi nelle stazioni? Non abbiamo personale sufficiente». L’idea è di cominciare con esperimenti pilota nelle 30 principali stazioni lombarde.
I sindacati chiedono garanzie. «Ammesso che il 4 maggio ci siano le condizioni per la riapertura – ragiona Ugo Duci, segretario generale Cisl Lombardia – se le quattro “D” non si riveleranno solo un altro annuncio, siamo pronti a vigilare perché i presìdi di sicurezza diventino realtà quotidiana». Prima le tutele, però. «La ripresa delle attività deve avere come precondizione un quadro chiaro – ammonisce Elena Lattuada segretaria regionale Cgil – e confermato dal comitato scientifico nazionale».
Sull’altro versante ci sono gli imprenditori che fremono. Soprattutto i medi e piccoli. Il presidente regionale degli ambulanti, Giovanni Mauro Dolci, ha scritto a Fontana invocando la riapertura dei mercati coperti: «Possiamo garantire forme di prevenzione non inferiori ad altre forme distributive», leggasi ipermercati. «Pur di evitare la morte economica – assicura Marco Accornero di Unione Artigiani – siamo disposti a fare i salti mortali, aprendo anche di notte. La metà delle 90 mila imprese lombarde non ha dipendenti, è pronta a ricominciare. Quanto agli altri, come i parrucchieri, ci son tutti gli accorgimenti per lavorare in sicurezza».

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