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La Lombardia anticipa tutti Coprifuoco dalle 23 alle 5 con il via libera del governo

La parola che il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, non voleva più nemmeno ascoltare, “lockdown”, è da ieri ufficialmente sul tavolo del governo. L’hanno messa il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, e i sindaci di tutti i comuni capoluogo chiedendo lo stop di tutte le attività e degli spostamenti, esclusi casi eccezionali, dalle 23 alle 5 del mattino sull’intero territorio regionale.
La richiesta della Lombardia verrà accolta già nelle prossime ore. Lo ha già detto il ministro della Salute, Roberto Speranza: «Ho sentito Fontana e il sindaco di Milano, Giuseppe Sala: lavoreremo assieme in tal senso subito». E lo ha confermato il premier Conte, lasciando intendere quello che tutti nel governo danno per scontato: il lockdown della Lombardia non sarà l’unico. «La curva è obiettivamente preoccupante – ha detto Conte -Ci stiamo predisponendo per evitare il lockdown generalizzato, ma non possiamo escludere che se le misure non daranno effetti saremo costretti a tararle più efficacemente e arrivare a lockdown circoscritti ».
La nuova ordinanza in Lombardia entrerà in vigore già dopodomani e durerà fino al 13 novembre. Dalle 23 su tutto il territorio lombardo non si potrà circolare. Non solo bar e ristoranti chiusi, quindi, ma il divieto assoluto di spostamento ad esclusione dei casi “eccezionali” (motivi di salute, lavoro e comprovata necessità). In più, la chiusura il sabato e la domenica dei centri commerciali e i negozi della grande e media distribuzione tranne quelli che vendono prodotti alimentari o beni di prima necessità. A controllare ci saranno le forze di Polizia. E, se necessario, il governo ha messo a disposizione anche l’esercito.
A conferma che la scelta della Lombardia è tutt’altro che isolata, già da oggi (in realtà qualcuno ha cominciato ieri, pur in mancanza ancora di un atto di indirizzo ufficiale) in tutta Italia si muoveranno i prefetti per decidere, insieme con i sindaci, le chiusure delle zone più frequentate nelle singole città. Si tratta della norma, prima inserita e poi cancellata nella notte nel Dpcm, che ha fatto arrivare allo scontro frontale tra il governo e l’Anci, l’Associazione dei sindaci. In un primo momento era stata data facoltà ai primi cittadini di chiudere piazze, strade o zone della città, senza però indicare le modalità e soprattutto senza specificare chi e come avrebbe fatto i controlli. «Una norma inapplicabile» ha detto il sindaco di Bari, e presidente dell’Anci, Antonio Decaro, con al fianco i colleghi delle principali città italiane.
Dopo uno scontro durissimo, e la sbianchettattura del Dpcm, ieri mattina l’accordo e la mediazione con il premier Conte e il ministro degli Interni, Luciana Lamorgese che ha portato a un passo indietro dei sindaci. E in uno in avanti del governo. Stamattina arriverà una circolare in tutte le Prefetture con le modalità degli interventi: a decidere le chiusura lampo di strade e piazze saranno sì i sindaci ma in sede di Comitato per l’ordine e la sicurezza. Condivideranno la scelta dunque con Prefetti, che metteranno a disposizione le forze di polizia per i controlli. E le Asl che, sulla base delle singole necessità ed emergenze, indicheranno quali sono le aree più a rischio assembramenti, e dunque da chiudere. «Per decidere una chiusura – spiega il Sottosegretario all’Interno con delega agli Enti Locali, Achille Variati – si valuteranno diverse situazioni: relazioni delle forze dell’ordine, parere della Asl. Dopodiché il Prefetto, d’intesa con il Questore, ha il compito di aiutare ad eseguire l’ordinanza emessa dal sindaco e per i controlli ci sono polizia di Stato, Carabinieri, Polizia Municipale e nel caso anche la quota dei militari del dispositivo Strade sicure ».
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