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La locomotiva tedesca dice addio al nucleare

di Danilo Taino

BERLINO — «Un momento come la caduta del Muro di Berlino» , commentava ieri uno dei giornali della capitale tedesca. E'la Germania che rinuncia all'energia nucleare, e questa volta si direbbe per davvero: una mossa forte, arrivata dopo il disastro della centrale giapponese di Fukushima, ma anche ad alto rischio. Alla fine di una nottata di trattative tra i membri della coalizione di governo, il ministro dell'Ambiente Norbert Röttgen ha detto che la decisione di chiudere tutti i 17 impianti atomici del Paese entro il 2022 è «irreversibile» . La cancelliera Angela Merkel ha spiegato che «per generare l'elettricità del futuro dobbiamo dare al nostro sistema energetico un'architettura interamente nuova» . Fonti alternative, in altre parole. Non è la prima volta che un grande Paese industriale rinuncia al nucleare: già lo fece l'Italia nel 1987. E'però la prima volta che una delle potenze del mondo decide di farlo per trasformarsi in un'economia a basso contenuto di carbonio. La sfida, se il governo tedesco riuscirà a portarla avanti, è ambiziosa: sostituire in pochi anni il 22,5%di energia finora prodotta dalle centrali nucleari con energie rinnovabili e andare oltre. In questo, la Germania è all'avanguardia. Ma nel fatto di essere la sola a fare una scelta del genere sta anche il rischio. Il governo, che lo scorso autunno aveva deciso di ribaltare una decisione del 2001 e aveva prolungato la vita delle centrali atomiche fino al 2036, dopo la crisi di Fukushima ha rovesciato la sua politica di 180 gradi. Anche sulla base di una commissione etica voluta da Frau Merkel che domenica sera ha detto al governo che dal nucleare il Paese è in grado di uscire in pochi anni. Su queste basi, Berlino ha stabilito che otto impianti, al momento spenti, non riapriranno. Altri sei verranno chiusi nel 2021 e gli ultimi tre rimarranno aperti fino alla fine del 2022 ma solo se la loro chiusura dovesse comportare carenze di energia. Sul breve periodo, l'elettricità che verrà a mancare sarà sostituita con gas e carbone e con l'importazione di energia nucleare. In breve tempo, però, il governo dovrebbe proporre una legislazione finalizzata ad accelerare la diffusione di fonti solari, eoliche, geotermiche e di tutte le forme di produzione energetica rinnovabile. In parallelo, un piano nazionale di ristrutturazione del patrimonio abitativo finalizzato al risparmio energetico dovrebbe completare il quadro della nuova architettura di cui parla la signora Merkel. L'obiettivo è quello di raddoppiare la quota di energia pulita dal 16,5 al 35%entro il 2020 per poi salire rapidamente negli anni successivi. E di arrivare entro il 2050 a un taglio delle emissioni di anidride carbonica pari all'80%di quella emessa nel 1990. Per farlo, il governo di centrodestra è ricorso alla mossa non frequente di coinvolgere le opposizioni, contattate dalla cancelliera stessa. Pur tra dubbi e critiche, sia i socialdemocratici sia i verdi non si sono per ora tirati indietro. Lo sforzo per effettuare il passaggio a un'economia verde sarà però enorme e costoso: serviranno non solo fonti nuove ma anche infrastrutture oggi non esistenti per il trasporto dell'energia (per esempio dai campi eolici marini) e per il suo stoccaggio (per esempio pompe idrauliche sotto terra). In più, il periodo di transizione si porterà dietro rischi notevoli, non solo a causa di possibili carenze di energia: dal momento che sarà la sola economia ad avere scelto l'energia verde, la Germania dovrà anche sviluppare piani tutti suoi per affrontare aumenti dei prezzi e crisi che potrebbero interessare questo settore. Ieri, inoltre, alcuni grandi gruppi industriali — Mercedes in testa— hanno criticato la scelta, che introdurrebbe troppe incertezze in un settore importante come l'energia. E alcuni dei quattro grandi operatori di centrali nucleari non escludono di ricorrere ai tribunali per bloccare la decisione del governo. Anche il ministro dell'Industria francese Eric Besson, che difende l'economia del suo Paese ad altissima intensità nucleare, è stato estremamente critico. Magari non è caduto il Muro di Berlino, certo è che qualcosa sta succedendo.

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