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La lista Falciani svela 570 milioni

di Marco Mobili

Sono 152 i contribuenti della lista Falciani che hanno aderito ai processi verbali di constatazione emessi dalla Guardia di finanza. Non solo. Questi soggetti hanno già pagato 9 milioni di euro senza voler attendere l'avviso di accertamento dell'agenzia delle Entrate e rinunciando a percorrere la strada del contenzioso. Se poi si guarda al reddito non dichiarato riportato a tassazione dalle Fiamme gialle, l'asticella ha toccato i 570 milioni di euro.

Per il Comando generale della Guardia di finanza è questa la migliore cartina di tornasole sulla bontà delle informazioni contenute nella cosiddetta "lista Falciani", l'elenco in cui compaiono 7mila contribuenti italiani (tra persone fisiche e società) sequestrato dalle autorità francesi all'esperto informatico Hervè Falciani della filiale di Ginevra della banca londinese Hsbc. Un elenco che dopo il decreto del Gip del tribunale di Pinerolo (si veda «Il Sole 24 Ore» di ieri), che ne ha dichiarato l'inutilizzabilità almeno sul piano penale, rischia ora di finire anche al macero, come ha chiesto lo stesso Gip piemontese.

Così mentre la partita sulla validità dei dati sembra destinata a spostarsi nei tribunali, sia per un uso a fini penali sia per una rilevanza probatoria come input da utilizzare per ulteriori spunti di indagine su altri fenomeni illegali (riciclaggio, evasione e altro), la Guardia di finanza punta comunque a chiudere in tempi brevi l'attività di controllo avviata sui casi ritenuti a più alto rischio.

Il quadro statistico in possesso del III reparto operazioni del Comando generale fornisce una fotografia nitida sulla rilevanza che i dati contenuti nella lista Falciani possono avere nelle indagini che stanno portando avanti i nuclei territoriali. Sono, infatti, 150 le procure della Repubblica che stanno procedendo ad accertamenti per differenti ipotesi di reato e su cui la Guardia di finanza sta svolgendo indagini di polizia giudiziaria delegata.

Dal piano di controlli avviato nel secondo semestre dello scorso anno – spiegano dalla sede del Comando generale – sono state avviate oltre 3mila verifiche, di cui circa 2.700 già concluse. Da queste indagini sono emersi redditi non dichiarati per oltre 570 milioni di euro e un'Iva evasa pari a 2,6 milioni.

A completare il quadro statistico delle Fiamme gialle e ad avvalorare i sospetti di evasione che si celano nei dati della lista Falciani ci sono anche i 168 soggetti denunciati dalla Guardia di finanza all'autorità giudiziaria per reati tributari e l'individuazione di 76 evasori totali.

A non condividere la tesi del giudice di Pinerolo è stata la stessa Procura di Torino da cui è partita la rogatoria internazionale a quella di Nizza per ottenere i dati della lista Falciani sui 7mila nomi di contribuenti e società residenti in Italia. Una nota diramata dal Procuratore capo di Torino, Giancarlo Caselli, sottolinea come la responsabilità penale di Falciani (evidenziata nel decreto del tribunale di Pienerolo) sia tutt'altro che sicura (si veda «Il Sole 24 Ore» di ieri. Dall'autorità svizzera, infatti, non sono arrivati segnali di un'eventuale colpevolezza dell'informatico francese. Ma la partita nei tribunali è solo al calcio d'inizio.

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