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La liquidità in valuta è neutra

Sulla liquidità in valuta modifiche contabili neutre. Il nuovo Oic n. 26 «Operazioni, attività e passività in valuta estera», applicabile ai bilanci chiusi al 31 dicembre 2014, non dovrebbe infatti avere ripercussioni sul trattamento fiscale dei differenziali imputati al conto economico.

Con il nuovo principio contabile l’Oic ha riformulato la disciplina relativa alla conversione delle poste in valuta estera, suddividendole in poste monetarie e poste non monetarie.

Con particolare riferimento alle poste monetarie (per esempio, crediti, debiti e disponibilità liquide) l’Oic 26 ne prevede la conversione in bilancio al tasso di cambio a pronti alla data di chiusura dell’esercizio, con imputazione dei relativi utili e perdite su cambi al conto economico. Per i crediti e debiti in valuta, il comma 3 dell’art. 110 del Tuir dispone espressamente l’irrilevanza reddituale delle componenti valutative emergenti alla data di chiusura dell’esercizio. Il doppio binario civilistico-fiscale che ne consegue, comporta la necessità di valutare, ai fini di bilancio, la sussistenza dei presupposti per la rilevazione della fiscalità differita, attiva e passiva. Ai fini dichiarativi, i disallineamenti comportano, da un lato, di gestirne gli effetti in sede di determinazione del reddito d’impresa (quadro RF) e, dall’altro lato, di darne rappresentazione nel quadro RV.

La citata disposizione limita il proprio campo di applicazione ai crediti e ai debiti in valuta, senza prevedere regole specifiche relativamente alle disponibilità liquide, cioè depositi bancari e liquidità (cassa). Premesso che ai fini civilistici anche dette disponibilità liquide formano oggetto di valutazione alla data di chiusura dell’esercizio, in assenza di una specifica regola fiscale, resta da chiarire la rilevanza reddituale, o meno dei differenziali da valutazione (utili o perdite).

Sull’argomento si riscontrano due opposti filoni interpretativi che hanno analizzato, ai fini fiscali, l’equiparabilità delle disponibilità liquide in valuta ai crediti e debiti in valuta.

A favore della non equiparabilità si è espressa Assonime (circolare n. 24/2006), sostenendo l’inapplicabilità dell’art. 110, comma 3 del Tuir per le valutazioni al cambio di fine esercizio della liquidità detenuta dall’impresa (quali le valute detenute in cassa, nonché i saldi dei conti correnti bancari in valuta).

Tale conclusione è sostenuta da Assonime considerando utili e perdite su cambi relativi a crediti e debiti, valutati a fine esercizio, quali posizioni ancora aperte (ovvero, nella terminologia dell’Oic, «non regolate») alla data di chiusura dell’esercizio, da cui emergono utili sperati o perdite attese. Viceversa, gli utili e le perdite su cambi relativi alla liquidità possono essere considerati già realizzati, in quanto convertibili in qualsiasi momento.

L’amministrazione finanziaria, nell’ambito delle risposte fornite nella Diretta Map del 18 maggio 2006, aveva sostenuto tale stessa posizione che, tuttavia, non ha trovato conferma in un successivo documento ufficiale di prassi.

La posizione contraria, invece, è stata espressa dalla giurisprudenza di merito. La Ctr della Lombardia (sentenza 6/32/11 del 25 gennaio 2011) ha sostenuto che anche i differenziali da valutazione dei saldi di conto corrente siano da assoggettare alle regole di irrilevanza fiscale cui all’art. 110, comma 3, del Tuir. Detta giurisprudenza, troverebbe indirettamente un riscontro negli Oic che ricomprendono i crediti, debiti e disponibilità liquide in un’unica categoria, quella delle poste monetarie, senza compiere alcuna distinzione.

Tenendo conto delle varie posizioni, è da considerare come non si possa prescindere, in assenza di una specifica disposizione normativa, dai principi generali che regolano la determinazione del reddito d’impresa. In particolare, dato il principio di derivazione di cui all’art. 83 del Tuir, in assenza di una disposizione tributaria ad hoc finalizzata a differirne o limitarne l’imposizione o la deducibilità, è possibile ritenere che gli utili e le perdite rilevati, a fine esercizio, sulle liquidità in valuta debbano concorrere alla formazione della base imponibile nel medesimo periodo d’imposta in cui rilevano contabilmente.

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