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La liquidità Fed spinge l’oro ai massimi

Se avete dell’oro in cassetta, c’è una buona notizia per voi: il valore del metallo giallo che possedete non è mai stato così alto. Tutto è legato al cambio euro/dollaro. Il recente apprezzamento della moneta unica rispetto al dollaro, combinato al boom di acquisti dei grandi investitori internazionali, ha infatti spinto il valore del lingotto ai massimi storici in euro: lunedì sono stati toccati i 1.386 euro per oncia, ovvero 44 euro circa per grammo puro.
È una corsa imponente, quella realizzata dal metallo prezioso. Nonostante il calo accusato tra febbraio e maggio di quest’anno, da inizio anno le quotazioni nella divisa europea sono salite del 14% circa, un rialzo anche superiore a quello realizzato in dollari, pari al 13% circa. Abbastanza per far dire agli analisti che, a meno di clamorosi colpi di scena, per il dodicesimo anno consecutivo il prezioso chiuderà le quotazioni in progresso.
Ma come si spiega questo rally? Il motivo di fondo, come detto, è legato all’indebolimento del dollaro. Negli ultimi due mesi la valuta americana ha perso il 4% rispetto alle principali monete mondiali sintetizzate nel paniere del Dollar index. Dai minimi di luglio, l’euro è passato da 1,206 a 1,299 contro il biglietto verde, con un rialzo dell’8 per cento. Poichè il prezioso è quotato in dollari, per gli investitori non statunitensi l’acquisto di asset auriferi è diventato improvvisamente più conveniente.
Anche perchè nel frattempo, e qua interviene la seconda ragione, le banche centrali ci hanno messo il loro zampino. Il 13 settembre scorso Ben Bernanke, governatore della banca centrale americana, ha annunciato un nuovo allentamento quantitativo, il terzo a partire dal 2008, promettendo l’acquisto programmato di 40 miliardi dollari al mese di bond legati ai mutui. Calmierando i rendimenti futuri degli asset obbligazionari (almeno fino al 2015, come ha confermato lunedì), Bernanke ha ridotto il costo opportunità di detenere oro, asset per sua natura infruttuoso, visto che non stacca cedole o dividendi. Nel contempo, però, iniettando una massa di liquidità così elevata nel sistema, il capo della Fed ha anche rinfocolato i timori di una ripresa dell’inflazione nel medio termine: una minaccia che trova nell’oro il suo scudo per antonomasia.
Ma chi sta comprando? Molti sono acquisti effettuati a fine di trading, per speculazioni di breve respiro, e questo deve mettere in guardia chi pensa che l’investimento nel lingotto sia fruttuoso a prescindere. A cavalcare questo rialzo sono ovviamente gli Etf focalizzati sull’oro fisico, dall’Spdr, al Comex Gold Trust, a Etf Securities, che in settembre hanno comprato più metallo che in qualsiasi altro mese a partire da marzo 2011, con un flusso in entrata di oltre 4 milioni di once. Ma un contributo decisivo al rialzo dei prezzi auriferi sta arrivando soprattutto dalle banche centrali: nei primi otto mesi del 2012 le loro riserve sono cresciute di 262 tonnellate, secondo i dati dell’Fmi, contro le 203,39 tonnellate dello stesso periodo del 2011. A comprare sono soprattutto gli istituti centrali dei paesi emergenti (si veda tabella a lato), come Corea del Sud, Messico, Russia: tutti preoccupati che la massiccia dose di denaro riversata dalle banche centrali per arginare la crisi finanziaria, liquidità che per ora sta tenendo forzosamente a galla i listini, finisca per diventare ingestibile.

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