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La lettera dell’Italia alla Ue (con altri quattro Stati). «Ora le quote obbligatorie»

Equa distribuzione dei richiedenti asilo e rimpatri gestiti direttamente dall’Unione Europea. Passata la fase critica dell’epidemia da coronavirus, l’Italia chiede a Bruxelles di farsi carico di quella che può diventare la nuova emergenza. E lo fa con una lettera firmata dagli «Stati membri frontalieri del Mediterraneo». Al fianco del nostro Paese si schierano la Spagna, la Grecia, Malta e Cipro. È il Viminale con la ministra Luciana Lamorgese a guidare le mosse di questa alleanza in vista di un’estate che potrebbe rivelarsi complicata sulla gestione degli sbarchi. Perché è vero che il decreto in vigore sul Covid-19 consente al nostro Paese di tenere i porti ancora chiusi, ma è pur vero che il ritorno in mare delle navi delle Ong certamente ripropone la questione dell’accoglienza e della distribuzione dei richiedenti asilo. Dunque, la strategia si concentrerà nuovamente su due fronti: trattativa con Libia e Tunisia per controllare le partenze, negoziato con l’Ue per gestire gli arrivi.

Missione a TunisiNei prossimi giorni Lamorgese incontrerà le autorità tunisine per riallacciare i rapporti di collaborazione. E così ottenere il rispetto degli accordi che prevedono il rimpatrio degli irregolari. Nei mesi di lockdown sono stati bloccati i voli che riportavano a casa gli stranieri espulsi e i controlli sulle coste africane per fermare le partenze. Sul tavolo del negoziato si metterà dunque un’offerta di collaborazione in termini di mezzi e assistenza, ma anche una richiesta di pattugliamento e di riammissione di chi è arrivato in Italia senza avere i requisiti. Un’azione che non potrà comunque prescindere dall’impegno di Bruxelles. E per questo — in vista della discussione sui trattati di Dublino — si è deciso di scrivere all’Ue.

Equa ripartizioneLa premessa della missiva mette al primo punto «la tutela della vita umana» e per questo si chiede che «il criterio della responsabilità in capo allo Stato membro di primo ingresso del richiedente asilo deve essere superato per garantire una politica migratoria e d’asilo effettiva ed improntata all’equa ripartizione degli oneri tra tutti gli Stati membri, in particolare a fronte di flussi migratori di massa o straordinari». L’obiettivo è dichiarato: «Prevedere una specificità della gestione delle frontiere marittime». Vuol dire che «l’ingresso nell’Unione Europea di coloro che sono sbarcati nel territorio di uno Stato membro a seguito di operazioni Sar (dunque con il salvataggio effettuato dalle navi ndr) non può essere considerato allo stesso modo di altri ingressi irregolari». E il motivo è evidente: «Questi arrivi sono conseguenza dell’adempimento di un obbligo di diritto internazionale marittimo e non il risultato di inefficienze nei controlli alle frontiere. Nel caso in cui gli Stati membri frontalieri del Mediterraneo siano sottoposti ad una sproporzionata pressione migratoria, dovrebbe essere proposto un porto sicuro alternativo».

I numeriDunque si ripropone l’istanza fin qui ignorata: «Introdurre un meccanismo di ricollocazione a carattere obbligatorio e automatico che comporti la distribuzione fra tutti gli Stati membri di coloro che fanno ingresso nel territorio di uno Stato membro anche a seguito di operazioni Sar». Nella lettera è specificato che «a carico del Paese di primo ingresso devono rimanere le sole procedure di pre-screening che garantiscano i necessari accertamenti sanitari e di sicurezza».

Il CermI cinque Paesi chiedono collaborazione sulla distribuzione dei richiedenti asilo, ma anche sul ritorno negli Stati d’origine degli «irregolari». Per questo sottolineano che «i rimpatri devono essere garantiti attraverso un meccanismo europeo comune dei rimpatri (Cerm) che faccia perno su una rafforzata cooperazione con i Paesi terzi nel settore dei rimpatri e delle riammissioni, integrando e rispettando i meccanismi bilaterali esistenti». E concludono: «Prevenire gli arrivi primari significa evitare i movimenti secondari. Le politiche europee in materia di migrazione e asilo saranno efficaci soltanto se saremo capaci di rafforzare la collaborazione con i Paesi terzi, in particolare con gli Stati confinanti del Nord Africa e del Medio Oriente al fine di realizzare rapporti di lunga durata ed equilibrati».

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