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La lettera della Bce affossa Banco-Bpm fusione più lontana

Le possibilità che vada in porto la fusione tra Bpm e Banco Popolare ormai sono ridotte al lumicino. Forse anche meno. A notte Giuseppe Castagna e Pier Francesco Saviotti erano ancora riuniti – a Milano – con i rispettivi advisor, per decidere come rispondere alla lettera della Bce, giunta mercoledì sera. Oggi potrebbe essere la giornata risolutiva (domani ci sarà l’assemblea del Banco per approvare i conti); le scommesse sono per un passo indietro, deciso dalla stesse banche.
La lettera della Bce ribadisce quanto aveva più volte chiesto. I paletti dell’autorità di vigilanza sono tre: una governance snella (a partire dalla composizione del consiglio) nessuna concessione nemmeno temporanea – ad Bpm spa scorporata dalla holding post fusione e, soprattutto, un livello di Non performing loans (Npl) compatibile con le banche sistemiche nazionali. La Bce infatti considera che il nuovo aggregato post fusione debba avere forza patrimoniale maggiore delle due banche considerate singolarmente.
La Bce non parla di aumento di capitale per benedire le nozze, ma indica il livello cui devono scendere i crediti in sofferenza e quindi, indirettamente, di quanto deve essere rafforzato il patrimonio. Le due banche sarebbero state disposte a mettere sul piatto la vendita di Anima e di Agos Ducato, ma senza un aumento è difficile che i conti tornino. E poi c’è il nodo della Bpm spa, la cui autonomia almeno per un esercizio è considerata dirimente per gli “stakeholder” di Piazza Meda: sindacati, dipendenti-soci e pensionati; in una parola, chi poi deve votare la fusione in assemblea. Forze compatte nel vedere come il fumo negli occhi l’operazione con il Banco e che in tutte queste settimane di tira e molla con la Bce hanno organizzato il loro malcontento. Il piano B prevede la discesa in campo di Andrea Bonomi: stamane a Roma ci sarà l’ultimo incontro del finanziere con il segretario generale della Uilca; a seguire si riuniranno i quattro segretari di Fabi, Fisac, Uilca e Fiba. Qualche malcontento interno si respira ancora, ma alla fine l’accordo sulla soluzione Bonomi dovrebbe essere trovato.
Ieri, intanto, Piazza Affari ha manifestato tutto il suo nervosismo sulla possibilità che le nozze sfumino, facendo scendere la Bpm del 6,56% e il Banco del 14,1%; la Consob ha disposto per oggi il divieto temporaneo di vendite allo scoperto sul Banco.
Sempre in tema di credito, ieri la commissione Finanze della Camera ha approvato il decreto sulla riforma delle Bcc, le garanzie sui non performing loans, sulle misure sull’acquisto della casa all’asta e sulla fine dell’anatocismo. Il testo sarà lunedì alla Camera; è possibile che il governo ponga la fiducia.

Vittoria Puledda

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