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La lettera da Bruxelles: impegni non mantenuti

Il governo italiano dovrà rispondere entro domani sera alla richiesta di chiarimenti della Commissione Ue sulla manovra del 2017, che non rispetterebbe gli impegni presi a maggio per far salire il deficit del 2016 senza incorrere nelle sanzioni del Patto di Stabilità. «L’Italia ha ottenuto grande flessibilità di bilancio sia nel 2015 che nel 2016» scrivono i commissari Ue Valdis Dombrovskis e Pierre Moscovici, ma a fronte di un impegno a ridurre il disavanzo nominale del 2017 all’1,8% del prodotto interno lordo, che invece è saltato, come quello per la riduzione del deficit strutturale.

«Una valutazione preliminare del Documento Programmatico di Bilancio suggerisce che il cambiamento pianificato nel bilancio strutturale del 2017 è negativo e ben inferiore allo 0,6% del pil raccomandato dal Consiglio Ecofin a luglio» si legge nella lettera, in cui si chiedono spiegazioni sulle ragioni che hanno indotto a modificare gli obiettivi di bilancio, ma anche dettagli sulle spese ritenute “eccezionali” dal governo per il sisma e l’immigrazione. Gli impegni presi dal governo, aggiungono i commissari, erano per giunta un fattore chiave nella valutazione che aveva evitato all’Italia le sanzioni per aver infranto le regole sulla riduzione del debito pubblico già nel 2015.

L’esecutivo, che ha programmato per il prossimo anno un disavanzo del 2,3% del pil, non sembra tuttavia molto preoccupato dalla posizione della Commissione Ue, che a ogni buon conto auspica la continuazione di un «dialogo costruttivo» con Roma. Senza le spese che verranno affrontate per la crisi dell’immigrazione e la ricostruzione delle aree colpite dal terremoto, il deficit italiano del 2017 sarebbe inferiore al 2% del Pil, hanno replicato sia il premier che il ministro dell’Economia.

«Non stiamo sforando, ma stiamo rispettando le regole. Io — ha detto Matteo Renzi a “Porta a Porta” su RaiUno — ero anche per una linea più dura, come i ministri Delrio, Calenda e Madia. Ma abbiamo ascoltato l’opinione del più saggio tra noi, cioè Pier Carlo Padoan». Il «saggio» e il «giovane capo», come hanno raccontato di chiamarsi a vicenda, parlano comunque all’unisono. La manovra, «è definita nel dettaglio e sarà mantenuta» ha detto intervenendo a «Politics» su Rai3 il ministro dell’Economia. Che condivide con il premier anche la linea dura sulla considerazione da dare alle spese per l’immigrazione, anche se con enfasi diversa. «Sui migranti aprano le porte e noi abbassiamo le spese. Invece della bocca aprano il portafogli» ha detto Renzi, minacciando anche il veto sul bilancio Ue, mentre Padoan ha ricordato come l’Italia stia «spendendo soldi propri per difendere i confini di tutti». Le spese per il sisma e i migranti rappresentano «la questione centrale sollevata da Bruxelles» secondo il ministro, che potrebbe indicare anche l’ulteriore peggioramento della congiuntura, oltre alla necessità di rilanciare l’economia, tra le cause dello scivolamento del deficit nel 2016 e nel 2017.

La lettera della Commissione, ha aggiunto il ministro, «è assolutamente normale, per noi così come per gli altri Paesi che l’hanno ricevuta», cioè Belgio, Portogallo, Cipro, Finlandia, Spagna e Lituania. Per i primi tre la Ue sottolinea il rischio di una «significativa deviazione» dai piano di risanamento e si chiedono, come a Roma, lumi entro domani. A Spagna e Lituania, con i governi in carica solo per l’ordinaria amministrazione, si sollecitano informazioni più dettagliate, ma senza scadenze. Come ha già fatto l’Italia, aprendo la strada, Finlandia e Lituania chiedono flessibilità di bilancio a fronte delle riforme strutturali. Riforme sollecitate anche dalla Bce, secondo la quale la politica dei tassi al minimo non è un disincentivo ai governi. «Come prova la riforma del mercato del lavoro in Italia e in Spagna» ha detto ieri il presidente, Mario Draghi.

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