Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Sotto la lente d’ingrandimento gli accordi fisco-imprese

Tax ruling sorvegliati speciali. Ad alzare definitivamente la soglia di attenzione sugli accordi preventivi tra fisco e imprese è stato, nel novembre 2014, il cosiddetto «scandalo Luxleaks», l’inchiesta giornalistica condotta a livello internazionale che ha portato alla luce oltre 500 documenti segreti stipulati tra 343 gruppi multinazionali e le autorità fiscali del Lussemburgo. Intese che, sebbene lecite secondo il diritto del Granducato, hanno attirato gli occhi dell’opinione pubblica e della politica sulla possibile distorsione delle regole di concorrenza tra gli stati membri. A ben vedere la Commissione europea aveva iniziato ad approfondire il tema già nel giugno 2013, con la richiesta della documentazione relativa ai ruling concessi trasmessa ad alcuni paesi. Nel dicembre 2014, subito dopo l’esplosione dello scandalo, Bruxelles ha allargato la richiesta di informazioni a tutti gli stati membri.

Nei mesi successivi sono arrivate le prime conclusioni dell’esecutivo comunitario, volte a dichiarare la concessione di vantaggi fiscali selettivi (e quindi in violazione della normativa sugli aiuti di stato) ad alcune note multinazionali. Nell’ottobre 2015 è toccato a Fiat Finance and Trade e a Starbucks, rispettivamente in Lussemburgo e nei Paesi Bassi. Nel gennaio 2016 è stata la volta del Belgio, con riferimento agli accordi concessi ad almeno 35 multinazionali (per lo più europee) nell’ambito del regime fiscale sugli utili in eccesso. Indagini formali sono state avviate pure nei confronti di McDonald’s e Amazon, sempre per quanto riguarda i ruling lussemburghesi. Fino ad arrivare al caso più noto e numericamente rilevante, vale a dire la contestazione dei vantaggi fiscali illegittimi, a parere della Commissione Ue, accordati dall’Irlanda ad Apple (agosto 2016), per un importo superiore ai 13 miliardi di euro.

Si ricorda che in casi del genere la normativa europea non punisce né sanziona la società, ma impone allo stato membro interessato di recuperare da quest’ultima l’aiuto di stato incompatibile, eliminando così la distorsione di concorrenza che ha creato. Motivo per cui il governo del paese intimato può impugnare la decisione della Commissione davanti alla Corte di giustizia Ue (ma il ricorso non sospende l’obbligo di recuperare l’aiuto di stato illegale).

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

La Francia continua a essere apripista per il riconoscimento economico dei contenuti di informazione...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Si avvicina il giorno in cui Monte dei Paschi dovrà dire alla vigilanza di Francoforte e al mercato...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«Sul Recovery Plan non esiste un caso Italia, ma un’interlocuzione molto positiva con la Commissi...

Oggi sulla stampa