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La lente Bce sul lavoro «La disoccupazione? È il doppio delle stime»

Il dato sulla disoccupazione è di quelli delicati, che fanno dire se un’economia si sta riprendendo oppure no. Ma le statistiche bisogna anche saperle leggere e la Banca centrale europea ha deciso di aiutare gli Stati dell’eurozona a interpretarle lanciando un allarme: «Nonostante il generale miglioramento dei mercati del lavoro dall’inizio della ripresa e il marcato declino del tasso di disoccupazione in diversi Paesi dell’eurozona — spiega in un report —, la crescita dei salari resta debole e questo indica che c’è ancora un notevole livello di sovraccapacità sul mercato del lavoro», quantificato in un 18% nella zona euro, per attestarsi al 15% al netto dei disoccupati di lunghissimo periodo e della parte di lavoro svolta dagli occupati sottoutilizzati.

Ma come arriva la Bce a questi dati? L’istituto guidato da Mario Draghi spiega nel report che il tasso di disoccupazione «si basa su una definizione piuttosto rigida del sottoutilizzo della forza lavoro»: vi rientra chi è senza occupazione, che si dice disposto a iniziare a lavorare entro due settimane e chi sta attivamente cercando un’occupazione. Ma per la Bce ci sono altre due categorie «particolarmente degne di considerazione»: chi è senza lavoro ma non risponde agli altri due criteri (cioè non è pronto a cominciare né sta cercando) e chi ha un impiego part time ma vorrebbero lavorare di più. Perché normalmente «il primo gruppo finisce nella categoria degli inattivi mentre il secondo in quello degli occupati». Ma se si considerano l’insieme delle categorie il tasso di disoccupazione è maggiore rispetto al 9,5% ufficiale.

Non è solo amore statistico quello della Bce. Una corretta interpretazione della salute del mercato del lavoro nell’eurozona, e dunque dello stato dell’economia, ha ricadute sulla politica monetaria di Francoforte, che sta usando tutti gli strumenti in suo potere, anche quelli non convenzionali, per riportare l’inflazione vicina ma sotto al limite del 2%. E nonostante vi sia una ripresa dei prezzi, la Bce in più occasioni ha spiegato che la mancanza di una chiara dinamica positiva nei salari non consente di avere una totale fiducia sul ritorno dell’inflazione al 2%.

Così, se si guarda in dettaglio l’andamento del mercato del lavoro, si vede che è la sola Germania — che chiede a gran voce a Draghi la fine del Quantitative easing — a non avere problemi di occupazione, ma nel resto dei Paesi dell’eurozona «il livello dell’indicatore più generale del sottoutilizzo del lavoro — spiega la Bce — è ancora elevato e continuerà a deprimere la dinamica dei salari».

Parigi e Roma ancora faticano e solo Madrid sta risalendo la china. «In Francia e in Italia — prosegue il report — gli indicatori più ampi sull’eccesso di forza lavoro hanno continuato ad aumentare durante tutta la fase di ripresa mentre in Spagna e in altre economie dell’area euro hanno registrato un calo di recente ma rimangono nettamente al di sopra dei livelli pre-crisi».

L’allarme della Bce ha trovato un’alleato nella leader della Cgil, Susanna Camusso: «Benvenuti nel mondo reale — ha commentato — finalmente ci si rende conto che il considerare anche un’ora di lavoro come una forma di occupazione per dire che la disoccupazione non c’è, non funziona».

Francesca Basso

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