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«La legge vaticana rispetta le regole sulla trasparenza»

Segnali di pace dentro le mura vaticane sul delicato tema della trasparenza finanziaria. Ieri – a sorpresa e a poche settimane dall’importante scadenza del 4 luglio al Consiglio d’Europa – uno degli enti al centro del «confronto» dentro la Curia, l’Autorità di informazione finanziaria, ha dato un chiaro messaggio di compattezza.
Con la nuova legge sull’antiriciclaggio introdotta nell’aprile del 2012 «è stato formato un assetto istituzionale più puntuale e completo di tutta la materia» ha detto Francesco De Pasquale, direttore generale dell’Aif, spiegando per la prima volta in pubblico – in un convegno all’Augustinianum presente il cardinale Attilio Nicora, presidente dell’Autorità – che «in concomitanza con la visita nella primavera scorsa degli ispettori del Moneyval, è stata ritenuta opportuna la modifica» della precedente legge in vigore concernente la prevenzione e il contrasto del riciclaggio emanata a fine 2010.
Parole che pesano, e parecchio. Già, perchè proprio attorno al ruolo dell’Aif si è consumata una forte dialettica interna alla Santa Sede (certificata da documenti pubblicati). La legge sulla trasparenza arriva con il Motu Proprio di Benedetto XVI a fine 2010, dove è prevista soprattutto la nascita dell’Aif. Ma in seguito la legge viene rivista a fondo e le competenze sulla materia vengono ripartite secondo nuovi criteri. De Pasquale – ex alto dirigente Bankitalia come Marcello Condemi, consigliere Aif e autore della prima legislazione – ricostruisce con precisione l’iter dal 2010 al 2012: «Contestualmente (all’entrata in vigore della prima legge, ndr) la Santa Sede ha dato la sua disponibilità ad essere assoggettata al Moneyval. In concomitanza della visita degli ispettori dell’organismo del Consiglio d’Europa (nel successivo novembre 2011, ndr) è stata quindi ritenuta opportuna la modifica della legge in vigore con un decreto del 25 gennaio ratificato poi dalla legge del 24 aprile 2012 con cui è stato formato un assetto istituzionale più puntuale e completo di tutta la materia e sono state definite le relative funzioni». E infatti entrano in scena la Segreteria di Stato per «la responsabilità politica e strategica», la Pontificia Commissione per lo Stato della Città del Vaticano a cui spettano gli accertamenti ispettivi e la Gendarmeria per le funzioni di law enforcement. La battaglia sulla trasparenza – a cui è stata attribuita anche l’uscita traumatica di Ettore Gotti Tedeschi dalla presidenza dello Ior, circostanza smentita dal Segretario di Stato, cardinale Tarcisio Bertone – è ruotata attorno al ridimensionamento dei poteri dell’Aif, ma le parole ben ponderate di De Pasquale mirano a superare le contrapposizioni. Infatti – ha aggiunto – è «un nostro impegno quello di accettare le sfide» che provengono dall’applicazione delle norme e degli standard internazionali emanati da più organismi, tra i quali il Gafi, che «continuamente si aggiornano» per contrastare le forme di riciclaggio attuate «dal crimine organizzato, o nei casi di corruzione o persino nell’ambito del mercato delle armi di distruzione di massa». L’obiettivo della Santa Sede è superare il vaglio di Moneyval – l’organismo competente per il contrasto al riciclaggio – e avviarsi successivamente verso l’esame dell’Ocse per l’ingresso nella “white list” dei paesi finanziariamente più virtuosi. Sul tema nulla è stato detto dal cardinale Nicora, che ieri al convegno Elea su “Lo sportello bancario” si è limitato a ribadire come la trasparenza sia un valore-chiave a cui si richiama l’enciclica Caritas in Veritate. Il convegno ha visto confluire in Vaticano alcuni tra i principali dirigenti bancari italiani, tra cui Paolo Fiorentino (Unicredit), Marco Morelli (Intesa Sanpaolo), Marco Massacesi (Mps), Maurizio Faroni (Banco Popolare) e Elvio Sonnino (Ubi). In sala molti economi (i cfo…) dei grandi ordini religiosi che sono i maggiori correntisti dello Ior.

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