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La leadership di Coop e Esselunga

Vent’anni fa erano dettaglianti di provincia che vendevano marchi sconosciuti snobbati dalla borghesia, oggi sono i primi per crescita di fatturato e redditività. Nell’Italia della crisi, periodo 2010-2014, il modello vincente nella grande distribuzione alimentare è quello dei discount di Eurospin. Che in questi quattro anni hanno visto crescere le vendite del 48,7% (+6,3% nel 2014) in un mercato che negli ultimi cinque anni è salito appena dell’1,5%. Merito dell’intuizione dei quattro soci storici (i milanesi Pozzi, la famiglia Mion, la Odorizzi e i Barbon) che si sono messi in testa di diventare leader di mercato senza brand sullo scaffale.
C’è chi racconta che fino a una decina di anni fa in tribuna a San Siro, si vedeva «il Pozzi declinare l’insistente invito del presidente e Ceo di Coca Cola a metter su qualche lattina nei supermercati». Perché la strategia è sempre stata quella dell’hard discount: prezzi bassi, pochi fronzoli e soprattutto niente marchi. Una strategia che ha portato i discount veronesi a crescere anche per numero di punti vendita (+19,4% a oltre mille) e dipendenti (+37,1%) pur mantenendo una bassa incidenza dei costi del personale e un fatturato per addetto di 650 mila euro, pari al doppio di Esselunga. Come spiega il rapporto Mediobanca sulla Grande distribuzione che pure sottolinea quanto, a livello complessivo, gli Eurospin siano ancora relativamente piccoli. Quota di mercato al 4,9% (4,1 miliardi di ricavi) rispetto ai grandi colossi come Coop Italia (con il 15% e 11,2 miliardi) ed Esselunga (con l’8,7% e 6,9 miliardi). Ma di certo questi piccoli discount cominciano a far paura anche ai grandi player. «Perché con il tempo – spiega Sandro Castaldo, esperto di Gdo e professore di economia e gestione delle imprese alla Bocconi – sono riusciti a stravolgere l’idea che la gente si era fatta sul loro conto. Non più supermercati freddi e tristi ma smart e dalla spesa intelligente: veloce e di qualità».
Ma se il record di vendite dal 2010 spetta a Eurospin ed Esselunga, quello del crollo è tutto appannaggio dei francesi: dal 2010 Carrefour ha ceduto il 19,1%, Auchan-SMA il 13,7%. Con perdite che secondo Mediobanca sono arrivate rispettivamente a 2,4 miliardi e 316 milioni. Anche se ieri Carrefour ha fatto sapere che nel 2015 la crescita delle vendite è salita del 5,2%. In questi ultimi anni se la sono cavata meglio le Coop, che tutte insieme hanno visto crescere il fatturato dell’1,8% a 11,2 miliardi (-1,5% nel 2014), mantenendo lo stacco dal concorrente di sempre, l’Esselunga di Bernardo Caprotti, cresciuta del 10,7% a 6,86 miliardi e che nel 2014 ha segnato un progresso dell’1,2%, confermandosi campione per utili.

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