Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

La guerra delle valute, l’Europa perde colpi ma l’euro è il più forte

Quando all’inizio di novembre tre banchieri centrali europei dissero che la Bce avrebbe potuto tagliare i tassi, l’euro reagì subito. Pochi istanti dopo, la moneta unica perse lo 0,5% sul dollaro e ancora di più sullo yen giapponese: era bastato che qualcuno dall’interno dell’Eurotower facesse sapere che nella banca, allora, esisteva una maggioranza favorevole a un taglio.
Erano i giorni successivi alla riunione di inizio novembre del consiglio direttivo della Bce. All’esterno la fuga di notizie apparve come una critica al presidente Mario Draghi: anche se la maggioranza nel consiglio era pronta, non aveva osato ridurre il costo del denaro di fronte all’opposizione della Bundesbank.
Qualcosa del genere (senza le tensioni politiche) si è ripetuto un mese dopo. A inizio dicembre Draghi esce dal consiglio e dichiara che sui tassi d’interesse c’è stata «un’ampia discussione». Il mercato prende le sue parole per ciò che appaiono: un’apertura a un futuro calo dei tassi d’interesse sul denaro che la Bce presta alle banche. L’istituto di Francoforte sembra persino disposto ai cosiddetti «tassi negativi» sui depositi: succede quando le banche commerciali pagano qualcosa per tenere i loro fondi depositati in Bce, dunque hanno un incentivo a farli circolare.
Anche quella volta l’euro reagì nel modo classico, andando giù. Non avrebbe continuato per molto: in gennaio la Bce ha cambiato rotta. Draghi ha detto che un taglio non è stato neanche discusso e che si vedono i segni del «ritorno alla normalità». È anche con queste esitazioni che si spiega il paradosso degli ultimi mesi: fra le grandi aree avanzate, l’Europa è quella con l’economia più debole e con la moneta più forte. Nel 2012 il prodotto della zona a moneta unica si è contratto di mezzo punto, mentre l’America è cresciuta del 2,2% e il Giappone dell’1,7%. Alcune dei Paesi di Eurolandia sono passati dalla recessione alla depressione; per buon parte dell’anno gli operatori hanno puntato sulla frantumazione della moneta e ancora oggi il 30% degli investitori (all’ultimo sondaggio Axa) pensa che il rischio non sia scomparso.
L’euro è la moneta debole, in termini di Pil e delle sue istituzioni. Eppure nell’ultimo anno si è rafforzato del 5,5% sul dollaro e del 23% sullo yen. Oggi è una moneta di almeno il 20% più forte di quanto detterebbero i fondamentali di gran parte delle sue economie: non solo dell’Italia o della Spagna, anche del Belgio o della Francia. Per questo apparente controsenso esistono ovviamente ottime ragioni esterne. C’è certo la «guerra delle monete», di cui è tornato a parlare di recente un economista nato a Genova: Guido Mantega, 63 anni, emigrato a San Paolo e oggi ministro delle Finanze del Brasile. La Federal Reserve americana tiene i tassi ancorati allo zero e per ora continua a stampare e spendere molte decine di miliardi di dollari al mese. In Giappone, tornato premier, Shinzo Abe sta forzando la banca centrale a interventi sempre più pesanti per rendere lo yen più leggero e competitivo sui mercati esteri e creare un po’ d’inflazione. Tutti nel mondo vogliono monete più deboli per sostenere l’export e non tutti possono averle allo stesso tempo.
Ma se è sull’euro che queste tensioni si scaricano, è anche per motivi interni all’Europa. La promessa di Draghi in luglio di fare «qualunque cosa» per preservare la moneta — contro il parere della Bundesbank — ha segnato l’inizio della rivalutazione: in pochi mesi l’euro ha preso il 10% sul dollaro. Da allora però il presidente della Bce non ha più forzato, come per non aggravare ancora di più le tensioni con l’opinione pubblica e la banca centrale tedesca. Il mancato taglio dei tassi di quest’inverno si spiega anche così. In realtà, ieri l’euro è scivolato di colpo non appena si è visto che persino l’economia tedesca a fine 2012 è caduta. Ma per risolvere la prova di forza interna alla Bce, tanto per cambiare, servirà ben altro.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Vasto entusiasmo ha suscitato la recente pronunzia della Corte di Giustia Ue, con la conferma del gi...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Ha scelto la giornata delle donne Mario Draghi per il suo secondo discorso pubblico da presidente de...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Le obbligazioni assunte nell’esercizio dell’attività d’impresa o professionale, per «nozione...

Oggi sulla stampa